L'occasione per questa riflessione ci viene offerta dall'attuale campagna elettorale per il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. In queste settimane, il dibattito pubblico si accende, i toni si alzano e le indicazioni di voto piovono da ogni direzione. Ma proprio in questo contesto, emerge una verità fondamentale che va oltre la singola scadenza referendaria e che deve diventare il faro per il futuro di Regalbuto: votare consapevolmente è un esercizio di autonomia, non di obbedienza. Esprimere il proprio voto non può e non deve significare seguire acriticamente l'indicazione di questo o quel personaggio, di questo o quel partito. La democrazia non si delega; si esercita informandosi, leggendo tra le righe delle proposte e decidendo in base alla propria visione del bene comune. Se oggi, per il referendum sulla giustizia, siamo chiamati a capire cosa votiamo per non essere semplici spettatori di decisioni altrui, lo stesso rigore dobbiamo pretenderlo per il 2027. La consapevolezza che costruiamo oggi è la stessa che ci servirà per analizzare i programmi e le visioni per la Regalbuto di domani. Perché il futuro della nostra città non può essere il frutto di una scelta "per sentito dire", ma deve essere l'esito di una cittadinanza che ha deciso di aprire la mente e di pretendere chiarezza, oltre ogni logica di schieramento.
È arrivato il momento di cambiare le regole del gioco. Non parliamo di schieramenti, ma di orizzonti. Prima di decidere chi amministrerà Regalbuto per i prossimi cinque anni, abbiamo il dovere — come comunità — di pretendere una bussola chiara. Non ci serve un "libro dei sogni" scritto per riempire brochure elettorali, ma una visione concreta che sappia rispondere a una domanda semplice: dove vogliamo essere nel 2032?
La Politica del "Cosa", non del "Chi"
La scelta non può più basarsi solo sulla simpatia personale o sulla vicinanza ideologica. La destra, la sinistra e il centro sono categorie del passato se non sono riempite di prospettive. Regalbuto merita una pianificazione che tocchi ogni nervo scoperto della nostra realtà. L'obiettivo deve necessariamente essere uno : il lavoro. E' ciò che ci chiedono i giovani per non andare via. E' ciò di cui abbiamo bisogno ieri e a maggior ragione oggi. Ed è per tale motivo che noi elettori abbiamo bisogno di sapere come le coalizioni intendono progettare il percorso concreto per arrivare a realizzare nel tempo le opportunità di lavoro.
Lavoro e Artigianato: Quali incentivi per chi resta? Come digitalizzare le nostre eccellenze artigiane per portarle fuori dai confini locali?
Commercio: Come ridare vita al centro storico e sostenere i negozi di prossimità contro la desertificazione urbana?
Cultura e Sociale: Come trasformare la nostra identità in un volano di attrazione e come non lasciare indietro nessuno, dai giovani agli anziani?
Sport: Quali strutture e quale sostegno per le associazioni che formano i cittadini di domani?
Ma anche e principalmente Scuola e Istruzione per trasformare la scuola da luogo di passaggio a centro di aggregazione h24 e volano di sviluppo per le nuove professioni.
"Quello che vi chiedo è di aprire le menti, non di credere". Credere è un atto passivo; aprire la mente è un atto rivoluzionario. Significa mettersi in ascolto, analizzare la fattibilità dei progetti e pretendere chiarezza. Non stiamo solo eleggendo un sindaco o un consiglio comunale; stiamo decidendo se Regalbuto debba restare ferma o diventare un laboratorio di sviluppo.
Il Tempo dell'Ascolto è Ora
La visione non si improvvisa in campagna elettorale. Bisogna iniziare oggi a tessere il dialogo, a confrontare le idee e a misurare la concretezza delle proposte. Il futuro della nostra città non è un destino ineluttabile, ma una costruzione quotidiana.


