De Gasperi oggi ci interroga.

Agosto 19, 2026 691

72 anni fa, nella sua amata casa di Sella, in Val di Sella nel territorio di Borgo Valsugana, si spegneva Alcide De Gasperi.

De Gasperi è stato uomo della Resistenza prima nelle idee e poi nelle scelte. Resistenza al fascismo, al nazismo, alla dittatura delle coscienze. La Resistenza bianca, cristiana, che non imbracciò solo le armi ma soprattutto le idee. Ha saputo unire la fede cristiana con l'impegno pubblico, convinto che la politica fosse servizio, responsabilità e costruzione del bene comune. Dalle macerie del dopoguerra ha guidato il Paese verso la democrazia repubblicana, la ricostruzione e la riconciliazione, ponendo al centro la persona, il lavoro, la famiglia e la libertà. Primo Capo provvisorio dello Stato repubblicano, artefice della Costituzione del 1948 di cui fu tra i garanti più convinti. La sua visione era profondamente europea. Per De Gasperi l'Europa non era un calcolo economico, ma una comunità di popoli fondata su valori condivisi: pace, solidarietà, democrazia, dignità umana. 

In Sicilia, e soprattutto nella Sicilia interna come Regalbuto, Enna, l'insegnamento di De Gasperi non è storia. È una provocazione attualissima. Perché De Gasperi è stato l'unico statista del Nord che ha capito che la Questione Meridionale era una questione nazionale. Non ha fatto carità al Sud, ha fatto l'Italia.

Ecco cosa ci dice oggi, qui da noi:

1. Le infrastrutture prima dei bonus.
Nell'estate del 1950 il governo De Gasperi presenta la legge istitutiva della Cassa per il Mezzogiorno, un ente pubblico creato per opere straordinarie di pubblico interesse nell'Italia Meridionale. Non sussidi, ma 16.000 km di strade, 23.000 km di acquedotti, 1.600 scuole e 160 ospedali. Oggi in Sicilia parliamo di crisi idrica,  delle strade che isolano i paesi dell'ennese, degli ospedali che chiudono. De Gasperi ci ricorda che senza acqua, strade, scuole e ospedali non c'è libertà. E che lo Stato deve costruire, non distribuire mance.

2. Il lavoro che rende liberi, non l'assistenzialismo che rende clienti.
Insieme alla Cassa, De Gasperi vara la Riforma Agraria, la Legge Sila e la Legge Stralcio: espropria i latifondi improduttivi per ridarli ai contadini siciliani. Non voleva braccianti assistiti, voleva piccoli proprietari liberi. Oggi ci dice l'opposto della cultura del posto cercato, della raccomandazione, del reddito senza lavoro. Ci dice che la dignità in Sicilia passa ancora dalla terra, dall'impresa agricola, dall'artigianato, dal lavoro che resta qui. Che un giovane non deve essere costretto a partire.

3. L'Autonomia come responsabilità, non come alibi.
De Gasperi era trentino, autonomista. Rispettò fino in fondo lo Statuto Siciliano del 1946, il primo statuto autonomista d'Italia. Ma per lui autonomia voleva dire: ci governiamo meglio, con più responsabilità. Non: abbiamo un alibi per governare peggio e dare la colpa a Roma. Oggi in Sicilia l'Autonomia troppe volte è diventata casta, burocrazia, spreco dei fondi europei. De Gasperi ci chiede di tornare all'idea originaria: autonomia per fare meglio dello Stato centrale, non peggio.

4. La politica come servizio, che è già antimafia.
De Gasperi diceva: "Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni". In Sicilia questa frase pesa. La mafia è sempre stata il contrario di questa idea: potere immediato, clientela, paura. La Resistenza cristiana che noi dell'ANPC rappresentiamo, in Sicilia è stata anche resistenza alla mafia, alla logica del favore.

De Gasperi ci interroga sulla coerenza tra fede e impegno civile. Non si può andare a Messa la domenica e il lunedì sostenere un sistema di clientele. La politica, per lui, era vocazione dura. Non carriera.

5. L'Europa non come bancomat, ma come destino.
Per De Gasperi l'Europa non era Bruxelles che manda fondi. Era la comunità che ci salva dal tornare a farci la guerra. La Sicilia oggi si sente periferia d'Europa. De Gasperi ci direbbe l'opposto: siete il centro del Mediterraneo. Siete frontiera di pace, di accoglienza, di dialogo con l'Africa, di energia, di agricoltura di qualità. Il PNRR e i fondi europei non sono da spendere, sono da usare per costruire la prossima generazione.

In fondo, De Gasperi non ci chiede di celebrarlo il 19 agosto. Ci chiede di imitarlo. E in un paese dell'entroterra siciliano che si spopola, questo vuol dire una cosa semplice: restare, rimboccarsi le maniche e costruire. 

Ultima modifica il Mercoledì, 19 Agosto 2026 12:54