Enna, sanità e sviluppo: l'appello di Giuseppe Di Franco - "Meno proclami, più fatti"
Il 16 ottobre 2026, presso l’Istituto Tecnico “Salvatore Citelli” di Regalbuto, si è celebrato l’Erasmus Day 2026, un’importante occasione per condividere le esperienze di mobilità internazionale e valorizzare il percorso di internazionalizzazione della scuola. L’iniziativa, dal titolo “Learning and Growing with Erasmus+ – Our Experiences, Our Skills, Our Future”, si è inserita nel tema europeo “Learning and growing: skills for tomorrow”, ponendo al centro il valore dell’apprendimento, dello scambio interculturale e dello sviluppo delle competenze necessarie per affrontare le sfide del futuro.
Per il “Salvatore Citelli”, Erasmus+ rappresenta un’importante opportunità educativa e formativa, capace di arricchire i percorsi scolastici attraverso il confronto con altre culture, sistemi educativi e realtà europee. Le mobilità realizzate in Lituania e Germania hanno permesso ai nostri studenti di vivere esperienze significative di crescita personale, linguistica e professionale, sviluppando autonomia, spirito di adattamento, collaborazione e cittadinanza europea. A queste esperienze si aggiunge l’accoglienza di studenti provenienti da Spagna, Lituania e Germania, che ha trasformato la scuola in uno spazio di incontro, dialogo e condivisione, favorendo la conoscenza reciproca e l’apertura verso nuove culture. Erasmus+ non è soltanto un’esperienza di mobilità, ma un percorso che lascia competenze, relazioni e nuove prospettive, contribuendo a formare cittadini consapevoli, responsabili e aperti al mondo.
L’Erasmus Day ha rappresentato anche un’importante occasione di disseminazione delle attività e dei risultati raggiunti, con l’obiettivo di far conoscere le opportunità offerte dai progetti europei e rafforzare il legame tra scuola e territorio. La mattinata si è articolata in due momenti: dalle ore 9:00 alle 11:00, presso l’Istituto Tecnico “Salvatore Citelli”, si sono svolti l’accoglienza dei partecipanti, un flash mob e la condivisione delle esperienze Erasmus+; dalle ore 11:00 alle 13:00, in Piazza delle Palme e Piazza della Repubblica, gli studenti sono stati coinvolti in giochi, challenge e attività interattive dedicate alla creatività, alla comunicazione, alla collaborazione e allo spirito di squadra. La partecipazione degli studenti e dei docenti della scuola secondaria di primo grado ha arricchito l’iniziativa, favorendo l’incontro tra le istituzioni scolastiche e promuovendo occasioni di collaborazione e continuità educativa.
La realizzazione della manifestazione è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione dell’Amministrazione comunale, della Misericordia e della Pro Loco, realtà che sostengono le iniziative del Citelli e contribuiscono a rafforzare il rapporto tra la scuola e la comunità locale. L’Erasmus Day conferma l’impegno dell’Istituto Tecnico “Salvatore Citelli” nel promuovere l’internazionalizzazione come leva strategica per l’innovazione didattica e la crescita formativa degli studenti. Raccontare e condividere le esperienze vissute significa valorizzare il lavoro svolto, diffondere le opportunità offerte dall’Europa e incoraggiare sempre più giovani a partecipare a percorsi di apprendimento internazionali. Il Citelli è la scuola del territorio, la scuola di tutti i regalbutesi: una comunità educativa che cresce grazie alla collaborazione, alla partecipazione e alla capacità di fare rete. Perché aprirsi all’Europa significa ampliare gli orizzonti, creare nuove opportunità e costruire insieme un futuro in cui ogni esperienza diventa occasione di crescita.
CARO CARBURANTI, L'ALLARME DELLA MISERICORDIA DI REGALBUTO: "A RISCHIO I SERVIZI PER I PIÙ FRAGILI"
Parlare di una "maledizione" sul simbolo dello Scudo Crociato e sull'eredità della Democrazia Cristiana non è solo una suggestione suggestiva, ma la sintesi ideale di una frammentazione infinita che dura ormai da oltre trent’anni. Dal 1994 — anno in cui la DC si sciolse ufficialmente per cedere il passo al Partito Popolare Italiano — fino a oggi, il panorama politico è stato testimone di una galassia atomizzata di partiti, correnti, associazioni e fondazioni che hanno rivendicato di essere i "veri" ed "unici" eredi di quella tradizione. Eppure, nessuno di essi è mai riuscito nemmeno a scalare le premesse di quel potere o di quell'unità che la DC rappresentò per quasi cinquant'anni. La Democrazia Cristiana non è mai stata un semplice partito politico nell'accezione moderna del termine: era una cattedrale di correnti, un sistema di potere e, al contempo, un grande contenitore sociale. Al suo interno convivevano l'anima sociale e la destra economica, i cattolici democratici e i moderati conservatori, la sinistra d'ispirazione dossettiana e i pragmatisti dorotei.
Ciò che teneva insieme questa incredibile varietà non era un’ideologia rigida, ma tre fattori irripetibili: La guerra fredda: La necessità imperativa di rappresentare l'argine al Partito Comunista Italiano (il cosiddetto factor K). Il collateralismo con la Chiesa: La benedizione morale e organizzativa delle strutture ecclesiali. La gestione del potere statale: La capacità di redistribuire risorse e mediare tra le diverse componenti della società italiana.
Quando nel 1992-1994, sotto i colpi delle inchieste di Mani Pulite, la caduta del Muro di Berlino e la crisi finanziaria, questo impianto è crollato, la "colla" si è dissolta instantaneamente. Senza più il nemico sovietico e senza più il monopolio del governo, le singole correnti si sono scisse per trovare collocazione nel nuovo sistema bipolare (Forza Italia da una parte, il Centro-sinistra dall'altra).Uno dei tratti più singolari di questa storia è la guerra legale permanente attorno al nome, alla sigla "DC" e al simbolo dello Scudo Crociato. La sensazione della "maledizione" deriva in gran parte da questa contesa interminabile . Contese di sede (il celebre palazzo di Piazza del Gesù), ricorsi alla Corte di Cassazione, assemblee autoconvocate, sentenze sul tesseramento del 1993 e battaglie tra segretari storici e autoproclamati si sono susseguiti per decenni. La tragedia si è fatta spesso farsa: ogni volta che un gruppo di nostalgici o di dirigenti tentava di riesumare lo Scudo Crociato per presentarsi alle elezioni, scattava la diffida del gruppo concorrente. L'eredità di un partito che ha ricostruito l'Italia nel dopoguerra si è trovata così ridotta a un contenzioso da codice civile, paralizzata dalla sindrome dell'«ultimo dei mohicani».
Se c'è una "maledizione", essa non è frutto del destino, ma di precise trasformazioni socio-culturali che rendono impossibile la rinascita di una DC 2.0:
-
La secolarizzazione della società: L'Italia non è più quella degli anni '50 o '70. Il "voto cattolico" non è più un blocco monolitico e i fedeli votano oggi in modo fluido lungo tutto lo spettro politico.
-
La fine dei partiti di massa: La politica attuale si basa sulla leadership personale, sui social media e sulla velocità di consumo della comunicazione. La DC era l'esatto contrario: un'infrastruttura complessa fatta di sezioni locali, tesseramenti e congressi interminabili.
-
L'incompatibilità con la polarizzazione: Il sistema bipolare (o tripolare) premia la contrapposizione, mentre il genio (e il limite) della DC era la mediazione continua e il compromesso al centro.
La vera maledizione della Democrazia Cristiana non sta nel non essere riusciti a far risorgere il partito, ma nel non essere riusciti a superarlo.
Continuare a contendersi un simbolo spento o una sigla decaduta ha impedito per decenni la nascita di una cultura popolare moderna e proiettata nel futuro. Finché gli eredi della balena bianca cercheranno nel passato le risposte al presente — rifugiandosi nei tribunali per un logo o nei manifesti con le citazioni di Sturzo — lo Scudo Crociato rimarrà un cimelio storico, testimone di un’epoca irripetibile che l'Italia ha definitivamente consegnato ai libri di storia.
Regalbuto, la palestra della G.F. Ingrassia torna a nuova vita: avvenuto il finanziamento
Era una notizia che aspettavamo da tempo. Ora è ufficiale: si apre l'iter per i lavori nella casa storica della pallavolo regalbutese
Enna non ha mai avuto bisogno di essere salvata. Ha bisogno di essere vista per quello che è.
C'è una stanchezza che attraversa l'entroterra. Non è rassegnazione, è lucidità. È la stanchezza di chi ha visto troppe passerelle, troppi eroi di cartone arrivare da fuori con la promessa pronta, la foto pronta, lo slogan già stampato. E poi ripartire, lasciando tutto com'era. Polvere, strade interrotte, giovani sui pullman per Catania o Palermo, idee che non trovano terra.
Per questo Enna non ha bisogno di finzioni . Ha bisogno di verità.
E la verità è scomoda. È dire che siamo l'unica provincia senza sbocco sul mare ma siamo l'ombelico della Sicilia, eppure ci hanno trattato come margine. Che abbiamo il mito più potente del Mediterraneo, Demetra e Persefone al Lago di Pergusa, la Rocca di Cerere, e lo abbiamo ridotto a folklore per turisti distratti. Che abbiamo un'Università, la Kore, che dovrebbe essere un cervello per tutta l'Isola, e invece spesso è lasciata sola. Che parliamo di sviluppo ma poi non garantiamo una sanità dignitosa, una ferrovia decente, una connessione che non si interrompa.. La verità è il primo atto di rispetto verso un popolo straordinario.
Poi ci vuole visione. E qui torna il coraggio di guardare oltre.
Avere il coraggio di guardare oltre non significa raccontare favole. Significa fare l'opposto. Le favole le raccontano i finti eroi. È identità, è radice, è progetto. Quando i Greci dicevano che Enna era l'Umbilicus Siciliae, non facevano poesia, dicevano una verità geopolitica: da qui si tiene insieme l'Isola. Da qui si vede tutto. Allora la politica che serve non è quella che amministra il declino, è quella che torna a pensare miticamente. Cioè in grande. Guardare al 2035 significa smettere di pensare Enna come bacino di voti da spremere ogni cinque anni. Il popolo ennese non è un numero da sommare la sera delle elezioni. È una comunità di costruttori, di agricoltori che sanno cosa vuol dire tenere la terra, di studenti che vogliono restare, di artigiani, di donne che tengono in piedi famiglie e imprese. Non servono salvatori. Servono costruttori pazienti. Gente che non ha paura di dire che ci vorranno dieci anni, non dieci mesi. Che non promette tutto e subito, ma costruisce un pezzo alla volta e lo fa bene. Enna non deve chiedere il permesso di esistere. Deve tornare a pretendere di guidare. Perché se il centro sta in piedi, tutta la Sicilia sta in piedi.
Questa è la politica che ci serve. Non l'eroe finto. La verità. La visione. Il coraggio di guardare oltre che diventa cantiere.
Regalbuto: la BCC La Riscossa scende in campo contro le truffe. Evento il 15 ottobre al Cine Teatro Urania
REGALBUTO – Prevenzione, consapevolezza e vicinanza al territorio. Sono queste le parole chiave dell'evento organizzato dalla Banca di Credito Cooperativo La Riscossa di Regalbuto per mercoledì 15 ottobre prossimo presso il CineTeatro “Urania” di Piazza Vittorio Veneto, storico luogo di incontro della comunità regalbutese in Piazza Vittorio Veneto 3. L'appuntamento, riservato e fortemente voluto dai vertici dell'istituto, sarà interamente dedicato a un fenomeno sempre più insidioso: le truffe ai danni di cittadini, risparmiatori e imprese.
Un'emergenza quotidiana
Dai finti operatori bancari che chiamano per chiedere codici, ai messaggi SMS che simulano comunicazioni della Banca, dalle email di phishing alle truffe affettive e alle raggiri porta a porta ai danni degli anziani, le modalità si evolvono con grande rapidità. La BCC, in qualità di Banca di comunità con sede legale in Via Mons. Vito Pernicone, 1 a Regalbuto, ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza per fare informazione.
"Non è solo una questione di sicurezza dei conti, ma di tutela delle persone", il messaggio che arriva dalla Direzione. L'obiettivo è fornire strumenti pratici, non tecnicismi.
Di cosa si parlerà
L'evento, dal taglio divulgativo e concreto, affronterà in particolare:
1. Le truffe digitali: phishing, smishing, vishing, falsi investimenti online e clonazione delle carte. Come riconoscere un link sospetto e cosa non fare mai.
2. Le truffe telefoniche e a domicilio: i finti nipoti, i finti carabinieri, i tecnici del gas o dell'energia. Il decalogo per dire di no senza paura.
3. Cosa fare se si è vittima: a chi rivolgersi immediatamente, come bloccare carte e credenziali, l'importanza della denuncia tempestiva.
Informazioni utili
Cosa: Incontro informativo "Come difendersi dalle truffe – Riconoscerle per evitarle"
Quando: 15 Ottobre 2026, dalle ore 17:30
Dove: Cine Teatro Urania, Piazza Vittorio Veneto 3, Regalbuto (EN)
L'iniziativa si inserisce nel percorso di educazione finanziaria e di responsabilità sociale che la BCC La Riscossa porta avanti da oltre cento anni sul territorio. Un modo concreto per ribadire che la sicurezza non è solo tecnologia, ma soprattutto cultura e comunità.
La decisione di comprare gasolio da Mosca non è un incidente, è una strategia. E l'unica risposta è l'Europa politica.
Ha annunciato tutto da solo, con un post trionfale su Truth Social, come fosse un affare immobiliare. “Ho appena concluso un colloquio di grande successo con il presidente russo Vladimir Putin”. Oggetto dell’accordo: “La Russia fornirà immediatamente oltre 300 mila tonnellate di diesel” ai mercati americano e globale, poi altre 500 mila a novembre e un milione subito dopo, con la promessa di altri tre milioni in base alla capacità delle raffinerie russe. Per far passare tutto questo, il Tesoro americano sospende le sanzioni sul diesel russo. La sospensione resterà in vigore fino alle 00:01 del 7 aprile 2027. A poche settimane dal voto di midterm, prezzi più bassi alla pompa in cambio di ossigeno al Cremlino. È una vergogna senza fine. Non per ingenuità. Per calcolo. Non si tratta di pragmatismo energetico. Si tratta di una strategia precisa: rafforzare la Russia e indebolire le democrazie liberali.Ogni tonnellata di gasolio comprata da Putin è una tonnellata che finanzia la sua macchina da guerra.
A tutto questo c'è una sola risposta possibile, e non è tecnica. È politica. È l'Europa sovrana e politica.
Sovrana perché solo un continente che produce la sua energia, che raffina, che investe, che costruisce una vera autonomia strategica non sarà costretto a scegliere tra il freddo e la libertà. Politica perché il mercato da solo non ci salverà da Putin, e nemmeno da Trump. Serve un'Europa che non sia più il mercato dove altri vendono il loro gasolio sporco di sangue, ma una potenza che decide le sue regole, che protegge le sue sanzioni, che applica un prezzo unico alla coerenza. Un'Europa che tassa il diesel russo, che investe nel suo Green Deal industriale non come penitenza ecologista ma come arma di indipendenza, che parla con una voce sola a Washington e a Mosca.
Trump ha comprato 300mila tonnellate di gasolio. Ha creduto di comprare anche il nostro futuro. Ha sbagliato i calcoli. Ogni volta che il sovranismo fa affari con l'autocrazia, fa nascere, per reazione, la necessità dell'Europa.

