Dove ci sta portando la polarizzazione tra filorussi e filo-ucraini? Tra filopalestinesi e filoisraeliani ?  A Napoli, in un vicolo del centro storico, ci ha portato a un quindicenne preso a schiaffi e sputi all'uscita di scuola, solo per la sua nazionalità. È successo il 16 giugno, subito dopo la prova scritta di matematica della terza media, all'Istituto "Fava Gioia" di vico Trone. La vittima si chiama Andrii S., 15 anni, ucraino, da tempo integrato nella vita del quartiere – frequenta anche uno studio d'arte locale dove lo descrivono come "eccezionalmente educato, sensibile e appassionato alla cultura".

Cosa è successo, secondo la denuncia

La ricostruzione più dettagliata arriva dalle carte mostrate dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli. È una denuncia depositata il 16 giugno alla Questura di Napoli: Andrii, uscito dall'esame, viene avvicinato da un gruppo di cinque coetanei. Gli urlano insulti xenofobi, lo afferrano per il collo, gli sputano in faccia, poi partono pugni e schiaffi. Il ragazzo riesce a rifugiarsi dentro la scuola, avvisa un'insegnante, e più tardi riconosce quattro degli aggressori dalle foto di una gita scolastica.

Arriva una pattuglia, c'è anche la madre. Davanti agli agenti, il presunto aggressore principale rivendica il pestaggio. Andrii viene portato in ambulanza all'Ospedale C.T.O.: prognosi di cinque giorni per le lesioni. Nella denuncia si legge che è la prima volta che subisce un episodio di odio, e che ora vive con paura e ansia. L'atto si chiude con la richiesta di punizione dei responsabili e il richiamo a norme specifiche sul contrasto ai reati d'odio. La stessa dinamica – cinque ragazzi, insulti legati all'origine ("paese di merda"), sputo, botte alla testa e al corpo, fuga a scuola, ricovero al C.T.O. con cinque giorni, denuncia al commissariato "Dante" – è riportata anche da pagine di informazione vicine alla comunità ucraina e da cronisti locali, che aggiungono un dettaglio inquietante: l'aggressore sarebbe entrato in classe per vantarsi dell'accaduto davanti alla polizia.

La denuncia politica

A sollevare il caso pubblicamente è stato Borrelli, investito direttamente dall'artista napoletana Natali F., che conosce Andrii. Sul suo profilo Instagram il deputato pubblica le due pagine della denuncia, senza filtri estetici: carta intestata, timbri, parti oscurate per privacy. "Esprimo solidarietà e condanno la violenza dettata dall'odio", scrive, annunciando un'interpellanza parlamentare per chiedere "piena luce sul caso e misure più forti contro il razzismo nelle scuole". Nel post, Borrelli inserisce l'episodio in un momento più ampio: "l'intensificarsi del dibattito pubblico in Italia sul bullismo xenofobo verso i rifugiati ucraini".

Non è solo Napoli

Il giornalista napoletano Fabio De Rienzo ricorda che Napoli "è tradizionalmente una città accogliente e antirazzista, e atti del genere non devono ripetersi". Ma l'episodio si inserisce in una scia nazionale: da quando la guerra in Ucraina ha diviso l'opinione pubblica tra posizioni filorusse e filoucraine, sui social e nelle scuole sono cresciuti gli sfottò, i meme, le accuse incrociate. Quando la geopolitica entra nei corridoi, il più fragile paga per tutti. Il post di Forza Ucraina lo dice chiaro: l'aggressione non è una "ragazzata", è un crimine d'odio che usa la nazionalità come bersaglio. I commenti sotto il loro reel sono rabbiosi e solidali insieme: "Noi ucraini siamo orgogliosi di essere ucraini", scrive un utente, mentre altri chiedono più protezione per i minori stranieri.

Dove ci porta tutto questo

Ci porta a una domanda scomoda: quanto pesa, su un quindicenne, una guerra raccontata a slogan? Andrii non portava una bandiera, portava una penna per l'esame di matematica. È stato colpito perché "ucraino" era diventato, per chi lo ha aggredito, un insulto pronto all'uso. La risposta istituzionale, per ora, è nelle carte: una denuncia, una prognosi, un'interpellanza annunciata. La risposta civile sta nel rifiuto di normalizzare. Se la polarizzazione filorussi-filo-ucraini diventa alibi per l'odio di strada, allora ogni aula diventa fronte – e ogni città deve scegliere da che parte stare.

Napoli, in queste ore, sceglie di stare con Andrii.

 
 
 
 
 

Ci sono momenti in cui la politica sceglie la scorciatoia dello scontro. È la via più facile, quella che parla alla pancia, che esaspera le divisioni e trasforma l'avversario in un nemico da abbattere per incassare un consenso immediato, tanto rumoroso quanto effimero. Eppure, esistono momenti in cui qualcuno decide di invertire la rotta. Momenti in cui si sceglie di investire sulla ragionevolezza, sul dialogo e sulla capacità di costruire ponti stabili laddove altri preferiscono innalzare muri. Le parole dello storico e saggista Paolo Macry sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno colgono con precisione millimetrica il senso profondo di questa sfida, lanciata da quanti ancora credono nei valori della politica e del suo linguaggio  e dall'esperienza diquanti hanno interpretato la politica come servizio . 

La sfida non è semplicemente quella di trovare un compromesso al ribasso, ma di restituire alla politica la sua dignità più alta: quella di essere un luogo di sintesi, di ascolto e di visione a lungo termine. In un panorama mediatico e partitico spesso dominato dai tweet urlati e dalle polarizzazioni artificiali, sono convinto assertore che alla politica urlata debba contrapporsi una politica che percorra la strada  in direzione ostinata e contraria. Propone un'oasi di pensiero critico in cui la complessità dei problemi non viene banalizzata, ma affrontata con la pazienza del confronto democratico. 

Riconoscere la validità delle ragioni dell'altro non significa abdicare alle proprie identità o ai propri valori. Al contrario, è il segno distintivo di una leadership matura, che non teme il contagio delle idee ma ne fa la linfa vitale per la crescita di una comunità. La riflessione di Macry ci ricorda che la vera forza della politica non si misura dall'altezza dei toni, ma dalla profondità delle radici e dalla solidità dei legami che sa creare.

Investire sulla ragionevolezza, oggi, è il vero atto di coraggio e di rottura. Una sfida culturale, prima ancora che politica, che rimette al centro il bisogno di un'area pubblica condivisa, capace di guardare oltre le scadenze elettorali per tornare a progettare il futuro.

L'iniziativa, lanciata dopo l'addio della vicepresidente del Parlamento europeo al Partito Democratico, ha già raccolto oltre 20.000 adesioni in pochi giorni, con l'obiettivo dichiarato di contrastare i populismi e la frammentazione politica italiana.

Cos'è Spazio Pubblico

Non una corrente, non un'etichetta. Così lo presenta Picierno nel post di lancio del 7 giugno 2026: "Da oggi nasce Spazio Pubblico: un movimento aperto, europeista, democratico. Non una corrente, non un'etichetta, uno spazio per tutti quelli che credono ancora che libertà, diritti e giustizia sociale siano il futuro, non il passato." Il progetto viene descritto dai promotori proprio come citavi tu: lo spazio dei liberi e forti, lo spazio della lotta contro i populismi, le oligarchie e i profeti di sventura, lo spazio per unire libertà e diritti, competenze e lavoro, produzione e cultura. Nella narrazione ufficiale è un'area che non vuole "occupare il centro degli schieramenti, ma il centro dei problemi reali che colpiscono il Paese", nata dall'insofferenza per una linea del PD giudicata troppo schiacciata sulle posizioni di 5S e Avs . Policy Maker lo definisce un progetto dall'orientamento liberale ed europeista, più vicino al centro e distante dai 5S. I pilastri indicati da Picierno: Europa e difesa comune: collocazione nel Partito Democratico Europeo, "nella stessa famiglia politica di Macron, Jetten, Kallas e Zelensky", dentro il gruppo Renew Europe a Strasburgo .  Sostegno all'Ucraina: "necessità di una difesa comune e il sostegno fermo a Kiev affinché Vladimir Putin comprenda di non poter vincere sul piano militare".  Economia della produzione: "una grande alleanza tra chi produce, chi investe, chi innova e chi crea lavoro", contro una politica fatta di sussidi, bonus e rendite

Il posizionamento in Italia

Dopo l'addio al PD, la rottura con la segreteria Schlein è netta, consumata su temi come Gaza e difesa europea. Spazio Pubblico guarda esplicitamente ad altre forze riformiste: avvicinamento ad Azione di Carlo Calenda e dialogo con i Liberaldemocratici di Luigi Marattin.  Tra le prime adesioni c'è quella dell'ex parlamentare Pd Anna Paola Concia, e non è escluso che altri esponenti dem possano seguire. La campagna di adesioni arriva mentre a sinistra si discute di patrimoniale e di campo largo. Picierno propone l'alternativa: tenere insieme libertà economica e libertà individuali, giustizia sociale, crescita, innovazione ed europeismo. Il messaggio è rivolto a quella galassia di centro insoddisfatta dalla polarizzazione tra destre sovraniste e populismi, con l'idea di costruire non un partito contenitore, ma uno spazio pubblico appunto, aperto a energie, competenze e sensibilità diverse. 

Nella seduta di lunedì sera, 15 giugno, il Consiglio comunale ha approvato con 7 voti favorevoli su 12 l’atto d’indirizzo che destina le risorse legate al premio “Comuni Virtuosi” al potenziamento del servizio ASACOM – Assistenza all’Autonomia e alla Comunicazione per gli alunni con disabilità.

La proposta, presentata dai gruppi trasversali di opposizione, è passata dopo un lungo dibattito  in aula. A dare il peso politico alla scelta è stato l’intervento sui social della consigliera Concetta Giaggeri, tra le firmatarie dell’atto insieme a Maria Rita Bonina e Vito Cardaci, Cristian Arcodia , Vanessa Naselli , Santa Todaro e Melina La Bruna .

Il voto

  • Esito: approvato con maggioranza semplice (7 sì su 12 presenti)
  • Oggetto: vincolare i fondi premiali dei “Comuni Virtuosi” – riconosciuti per la buona gestione amministrativa – esclusivamente al servizio ASACOM
  • Obiettivo dichiarato: garantire continuità, copertura oraria e qualità dell’assistenza specialistica nelle scuole del territorio

Subito dopo il voto, stamani sui social , Giaggeri ha voluto rispondere alle accuse di “strumentalizzazione politica” emerse in aula: “Ci teniamo a ribadirlo con forza: al centro di questa decisione ci sono solo ed esclusivamente i nostri bambini e il loro diritto all'inclusione. Ieri sera in aula abbiamo sentito parlare troppo spesso di 'strumentalizzazione politica'. È un modo di fare politica che non ci appartiene e che respingiamo con forza. Di fronte alle polemiche e ai giochi di parole, noi rispondiamo con i fatti: abbiamo scelto di mettere i servizi essenziali davanti a tutto il resto. Perché il sostegno alle nostre famiglie e ai nostri bambini non è un dibattito politico, è un dovere sociale. Vogliamo essere chiari, l'abbiamo ribadito più volte ieri sera: questa non è una bandiera di parte. Garantire la continuità e la qualità del servizio ASACOM è un dovere morale e civile che va oltre gli schieramenti. Chi ha votato a favore lo ha fatto guidato dall'unica priorità che conta: non lasciare indietro nessuno e dare risposte concrete agli alunni con disabilità e alle loro famiglie. I fondi dei 'Comuni Virtuosi' premiano la buona gestione della macchina amministrativa; crediamo che non ci fosse modo migliore di reinvestirli se non nel futuro e nel benessere della nostra comunità più fragile. Un ringraziamento ai consiglieri che hanno sostenuto l'atto, dimostrando responsabilità e sensibilità. Continueremo a vigilare e a lavorare affinché ogni risorsa venga spesa nel modo più trasparente ed efficiente possibile.”

Cos’è l’ASACOM e perché conta

L’Assistente all’autonomia e alla comunicazione è “una figura professionale fondamentale nel contesto dell’inclusione scolastica e sociale. Si tratta di un operatore socio-educativo specializzato, la cui attività è rivolta a supportare gli studenti con bisogni specifici di comunicazione e autonomia personale”. Non sostituisce l’insegnante, ma lavora in squadra con docenti, terapisti e famiglie per favorire la partecipazione attiva. Tra le funzioni principali ci sono lo sviluppo di abilità di vita quotidiana, “l’autonomia nel vestirsi, nella cura personale, nell’igiene e nella mobilità”, e il miglioramento delle capacità comunicative “utilizzando strumenti e tecniche specifiche come supporti visuali, sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa o tecnologie assistive”.

Cosa cambia, in pratica

L’atto d’indirizzo non stanzia ancora le cifre nel dettaglio – serviranno i passaggi tecnici in Giunta – ma impegna politicamente l’amministrazione a:

  1. destinare integralmente il premio “Comuni Virtuosi” al capitolo ASACOM;
  2. evitare tagli o interruzioni a inizio anno scolastico;
  3. rendicontare pubblicamente l’utilizzo delle somme, come chiesto dall’opposizione.

Per le famiglie regalbutesi significa, almeno nelle intenzioni del Consiglio, più ore garantite, meno rotazione di operatori e una programmazione che non dipenda da fondi straordinari trovati di volta in volta.

Il messaggio che arriva dall’aula è chiaro: in un momento in cui il dibattito rischia di ridursi a schieramenti, la maggioranza che ha votato sì – trasversale rispetto all’appartenenza – ha scelto di mettere al primo posto un servizio essenziale. Ora la palla passa agli uffici, con l’impegno, ribadito da Giaggeri, a vigilare su trasparenza ed efficienza.

Nei giorni scorsi la sede della Fraternita di Misericordia “S.M. Kolbe” di Regalbuto si è trasformata in un piccolo presidio di salute e comunità. Grazie alla generosa donazione della signora Santa Todaro, l'associazione ha potuto organizzare una giornata di screening cardiologico gratuito, aperta a tutta la cittadinanza. Un gesto concreto, nato dalla volontà di fare prevenzione e di prendersi cura degli altri, che ha trovato risposta immediata nella partecipazione numerosa e attenta dei regalbutesi.

Un grazie pubblico, dal cuore

A tal proposito, la Misericordia coglie l'occasione per ringraziare pubblicamente la signora Todaro per il suo bellissimo e generoso dono: un atto di altruismo che ha reso possibile un servizio prezioso per il territorio. Un sincero grazie va anche al dott. Rosario Bonanno e all'infermiere Aldo Siscaro, che con professionalità, disponibilità e umanità hanno seguito ogni persona accolta, spiegando, ascoltando, rassicurando. ??

La forza della prevenzione condivisa

"Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno accolto il nostro invito e hanno partecipato a questa importante giornata di prevenzione, dimostrando grande sensibilità e interesse verso tale tematica" – scrivono i volontari.

Tante le persone che si sono alternate negli ambulatori allestiti nella sede, con domande, curiosità, e soprattutto la consapevolezza che prendersi cura del cuore significa prendersi cura della vita. Un pomeriggio che ha parlato il linguaggio semplice della vicinanza. ?♥ Ancora una volta, è emersa con chiarezza una verità che la Misericordia vive ogni giorno: “INSIEME è la forza più grande mai esistita!”

Il cuore pulsante sono i volontari

Infine, come sempre, un grazie va ai Volontari, cuore pulsante dell'Associazione. Sono loro che montano, accolgono, accompagnano, sorridono, e senza i quali nulla di tutto questo potrebbe svolgersi. La Fraternita di Misericordia “S.M. Kolbe” rinnova l'impegno a promuovere iniziative di prevenzione e solidarietà sul territorio, con la certezza che ogni piccolo gesto, quando è condiviso, diventa cura per l'intera comunità.

L'annuncio arriva a un anno e mezzo dal voto. Obiettivo dichiarato: non una semplice alleanza elettorale, ma un "patto per governare" che metta insieme esperienza nazionale e radicamento territoriale.

REGALBUTO — Movimento civico per Regalbuto allarga la propria base di adesioni e dopo Forza Italia annuncia l'adesione del Movimento  Regalbuto Riparte . Nel comunicato di Regalbuto Riparte viene motivato il Si all'adesione : "Pur mantenendo la propria identità e i valori fondanti che da sempre lo contraddistinguono, condivide con gli altri partecipanti la volontà di impegnarsi concretamente per il bene del nostro paese e della nostra comunità. Ci accomuna il desiderio di costruire insieme un futuro migliore per Regalbuto, lasciandoci alle spalle le contrapposizioni del passato e ponendo al centro dell’azione politica e amministrativa il dialogo, la collaborazione e l’interesse collettivo. Con spirito di responsabilità e partecipazione, intendiamo contribuire a un progetto inclusivo e condiviso, capace di valorizzare le energie, le competenze e le risorse del territorio, nell’esclusivo interesse dei cittadini di Regalbuto ".  La coalizione che si sta strutturando attorno al progetto civico per Regalbuto dunque si arricchisce già di due soggetti : Forza italia e Regalbuto Riparte e nel  comunicato diffuso nelle scorse ore, i promotori parlano di "entusiasmo" e di "perimetro che si allarga", sottolineando che l'operazione non nasce per sommare simboli ma per costruire una proposta di governo.  C'è da giurare che anche altri partiti e movimenti potrebbero entrare a far parte di un contenitore politico che ha la forza nei quattro i pilastri indicati nel testo: Bisogni dei cittadini al centro, con particolare attenzione ai servizi pubblici locali ;  Sviluppo del territorio, in chiave economica e occupazionale ;  Rilancio dei servizi della comunità, dalla manutenzione alla sanità di prossimità ;  Valorizzazione delle risorse locali, culturali e produttive.  La formula scelta per descrivere l'intesa è quella della sintesi: "l'esperienza" portata da Forza Italia, partito storico del centrodestra con struttura nazionale, e "il radicamento civico locale" di Regalbuto Riparte.

"Non si tratta di una semplice alleanza elettorale, ma di un patto basato su valori condivisi, idee per lo sviluppo economico, attenzione al sociale e valorizzazione delle nostre risorse."

La linea politica: "Unica Direzione"

Il comunicato insiste molto sul superamento delle sigle. Lo slogan scelto è esplicito: "Unica Direzione: lavorare uniti, oltre i singoli simboli, per il bene esclusivo di Regalbuto". È il passaggio più politico del testo, che prova a smarcarsi dalla logica delle coalizioni tradizionali, spesso criticate per frammentazione nei piccoli comuni. La citazione centrale, attribuita ai promotori, riassume il tono:

"Costruire il futuro di Regalbuto richiede coraggio, apertura e la capacità di fare squadra. L'adesione di Forza Italia e 'Regalbuto Riparte' dimostra che il nostro progetto è credibile, inclusivo e pronto a governare con competenza e passione."

Cosa significa a Regalbuto

A un anno e mezzo dal voto, l'ingresso di Forza Italia dà alla coalizione una sponda regionale e nazionale utile su finanziamenti e interlocuzioni istituzionali. Regalbuto Riparte, movimento civico nato sul territorio, porta invece liste, volontari e conoscenza diretta dei quartieri. È una mossa che guarda non solamente al centro moderato dell'elettorato regalbutese, in un comune dove negli ultimi anni il dibattito si è concentrato su servizi essenziali, spopolamento e rilancio delle attività agricole e artigianali. Il comunicato chiude con un'apertura: "Da oggi comincia un nuovo capitolo. Continueremo a dialogare con tutti i cittadini, le forze e i movimenti politici, le associazioni e tutte le realtà produttive per scrivere, insieme, il programma per la Regalbuto di domani."

E poi lo slogan che accompagnerà la campagna lunga:

"Il viaggio verso il 2027 è appena iniziato. E lo faremo insieme!"

Guardo con attenzione a due fatti politico-sociali che stanno emergendo in questi giorni, perché non sono episodi isolati ma segnali di spostamento più profondo.

Il primo è a destra. Il partito di Roberto Vannacci, che a ragione si può definire destra-destra, cresce mentre il resto del centrodestra perde terreno. Gli ultimi sondaggi fotografano proprio questo: il centrodestra in calo e Vannacci in crescita, con Futuro Nazionale in ulteriore avanzata. Non è solo un rimescolamento di percentuali, è una domanda di radicalità che intercetta insicurezza, identità e stanchezza verso i compromessi.

Il secondo fatto è al centro. Le adesioni piovute all’indomani dell’addio di Pina Picierno al PD e la nascita di “Spazio Pubblico” raccontano un’altra inquietudine, speculare. È l’apertura esplicita al riformismo europeo e il tentativo di rimettere insieme, sotto lo stesso tetto, partiti e movimenti che si riconoscono al centro. Non è nostalgia: è la reazione a un PD che molti elettori moderati percepiscono sbilanciato a sinistra, schiacciato sulle posizioni di 5 Stelle e AVS, e che ha smarrito quella cultura di governo nata con la Margherita e poi confluita nel PD delle origini.

Queste due spinte potrebbero alimentarsi a vicenda, e qui entra il terzo elemento, esterno ma non estraneo: Belfast. Dopo l’accoltellamento attribuito a un richiedente asilo sudanese, la città è stata attraversata da una ondata di violenza anti-immigrati: uomini mascherati hanno dato fuoco alle case di famiglie migranti, abitazioni sono state incendiate in Oakley Street, Legann Street e Crumlin Road, e veicoli, compreso un bus, sono stati dati alle fiamme durante disordini scoppiati nelle proteste anti-immigrazione. Scene che la polizia non è riuscita ad arginare del tutto e che allargano il solco nel rapporto sociale. È un fuoco che non resta locale: la narrazione dell’insicurezza viaggia veloce e avrà ripercussioni anche in Italia e in Europa, offrendo argomenti a chi, a destra, chiede linee più dure.

È in questo clima che va letto il tentativo riformista. Il centro non nasce da un calcolo di posizionamento, nasce da un disagio reale: tanti elettori che hanno contribuito a fondare la Margherita prima e il PD poi non si ritrovano più in un’asse sbilanciata a sinistra e cercano una casa che parli di crescita, merito, riforme istituzionali, difesa europea, senza inseguire veti ideologici. “Spazio Pubblico” prova a intercettare proprio questo vuoto.

Resta il dubbio, ed è onesto dirlo. L’operazione ha il fiato lungo del 2027, guarda alle prossime scadenze nazionali ed europee, e dovrà dimostrare tenuta oltre l’evento del 15 giugno a Milano. Mettere insieme sigle, storie e ambizioni personali al centro è storicamente difficile in Italia: troppe volte il centro è stato una somma di sigle, non un progetto.

Eppure, spero che riesca. Perché se la destra radicale cresce cavalcando paure reali e percepite, l’unica risposta efficace non è la demonizzazione né l’imitazione, ma un’offerta politica credibile, riformista, europeista, capace di tenere insieme sicurezza e libertà, accoglienza e regole, sviluppo e responsabilità. Due faglie si stanno aprendo. Ignorarle sarebbe un errore. Provarci, adesso, è un dovere.

 
 
 
 
 
 

Il campionato regionale Under 19 Femminile targato ACSI Volley Sicilia entra nella fase decisiva e, dopo l’ultimo turno, consegna i primi verdetti. Nel girone B è tutto deciso, nel girone A resta un solo nodo da sciogliere. L’appuntamento è già segnato: la Final Four della prima edizione siciliana si giocherà il 20 giugno.

Girone B: Limpiados fa l’impresa, Virtus e Limpiados in finale

La partita chiave era Limpiados – Athena. Le ragazze della Limpiados l’hanno vinta 3-1 al termine di una battaglia lunga e intensa, il risultato che serviva per agganciare il treno della fase finale.

Con questo successo la classifica si cristallizza:

Squadra Punti
Virtus Ravanusa 13
Limpiados 12
Athena 8
Grape’s 0

Resta da giocare Athena – Grape’s, ma anche in caso di vittoria piena dell’Athena i giochi resterebbero invariati. Virtus Ravanusa, prima a 13, e Limpiados, seconda a 12, sono matematicamente qualificate. Per la Virtus è la conferma di un percorso di vertice, per Limpiados è il premio a una crescita costante culminata nello scontro diretto.

Athena esce a testa alta dopo aver lottato fino all’ultima palla utile, Grape’s chiude un girone difficile a zero punti ma con l’esperienza di un campionato giovane e formativo.Girone A: Agira aspetta, Albaverde-Kanguro vale tutto

Dall’altra parte del tabellone c’è già una certezza: Agira Volley è qualificata alla Final Four.

Il secondo pass se lo giocano Albaverde e Kanguro nelle due gare di ritorno ancora da disputare. Sarà un doppio confronto diretto che deciderà non solo chi avanza, ma anche gli accoppiamenti delle semifinali del 20 giugno.

Una prima edizione che parla di valori

Più dei punti, a pesare fin qui è l’impronta del torneo. Come sottolinea ACSI Volley Sicilia, questo Under 19 Femminile è nato per unire obiettivi tecnici e valori sportivi e sociali: spazio alle giovani, rispetto dell’avversario, palestre vive nei territori.

La formula a gironi brevi ha alzato il livello di ogni partita, e la risposta delle società – da Ravanusa ad Agira, da Limpiados ad Albaverde – racconta di un movimento che vuole crescere insieme.

Verso il 20 giugno

La Final Four metterà di fronte quattro squadre che, numeri alla mano, arrivano con le stesse ambizioni. Virtus Ravanusa e Limpiados dal girone B, Agira Volley più la vincente di Albaverde-Kanguro dal girone A.

Sarà la prima volta che l’Under 19 Femminile ACSI assegna il titolo regionale in Sicilia, e l’equilibrio visto finora promette uno spettacolo aperto fino all’ultimo punto.

Appuntamento al 20 giugno. Le sentenze parziali sono arrivate, le più importanti devono ancora essere scritte.

Regalbuto, 5 giugno 2026 – La stagione irrigua è alle porte e nelle campagne tra Regalbuto, e la contrada Sparacollo cresce l'ansia. Dopo le notizie circolate sui social su guasti all'impianto di distribuzione a valle della diga del Lago Pozzillo, i produttori – soprattutto di agrumi – temono non un semplice ritardo, ma un vero stop nel momento più delicato, con il caldo intenso che avanza. Le piogge dei mesi scorsi hanno riempito in parte gli invasi e alimentato una cauta speranza, ma non bastano a rassicurare. A complicare il quadro, da quest'anno l'accesso all'acqua dovrebbe avvenire con le nuove schede elettroniche. Molti agricoltori riferiscono, però, che le tessere non risultano ancora attive, e l'assenza di comunicazioni ufficiali chiare alimenta voci e malumori.

Cosa è successo a Sparacollo

Il punto caldo è l'impianto irriguo in contrada Sparacollo. Ieri, 4 giugno, Vittorio Angelo Longo – sindaco e responsabile del settore manutenzione – ha pubblicato su Instagram la mappa del "COMPRENSORIO IRRIGUO POZZILLO", con le condotte primarie e secondarie che servono l'area. Nel testo Longo spiega di aver appreso di una riunione di agricoltori a Sparacollo, alla presenza del Commissario Straordinario dei Consorzi della Sicilia orientale, dott. Ferrantello. Pur non potendo partecipare, assicura che l'amministrazione sarà rappresentata e che, nel suo ruolo, è pronto a far intervenire uomini e mezzi del Consorzio 6 di Enna per limitare i disservizi. Il post sottolinea le rassicurazioni arrivate dal Commissario, con l'obiettivo dichiarato di mantenere trasparenza e mostrare una risposta coordinata.

I lavori che non finiscono

Il timore dei ritardi ha una base concreta. L'impianto a valle della diga Pozzillo è oggetto di un intervento di ristrutturazione – 5° lotto di completamento, 2° stralcio – finanziato con 10,41 milioni di euro nell'ambito del PNRR. Secondo i dati ufficiali, il progetto - pare -  risulta ancora "in corso" e i pagamenti sembrerebbe  risultino fermi al 2025, senza avanzamenti registrati per i primi trimestri del 2026. È questo cantiere aperto, unito a segnalazioni di rotture localizzate alle tubazioni, che fa temere slittamenti nell'avvio della distribuzione.

Un lago sotto stress da anni

Il Pozzillo non è nuovo alle crisi. Un'analisi satellitare pubblicata nel 2025 mostra, con un timelapse dal 2016 al 2024, un calo evidente dei livelli, attribuito a estati più lunghe e calde, piogge diminuite e domanda crescente. Paradossalmente, a gennaio 2026 lo stesso invaso era stato aperto dagli scarichi ENEL per eccesso di acqua dopo maltempo, a dimostrazione di un regime sempre più estremo, tra piene improvvise e siccità prolungate. Per gli agricoltori significa una sola cosa: non si può contare sull'abbondanza momentanea, serve un sistema di distribuzione affidabile. Il passaggio al prelievo controllato con card doveva razionalizzare i consumi e garantire equità. Sul campo, però, molti denunciano di non aver ricevuto l'attivazione, né istruzioni operative su dove e come ritirarle. Senza card funzionanti, anche se l'acqua arrivasse alle condotte, resterebbe il rischio di non poterla prelevare regolarmente. È il vuoto informativo a pesare più del guasto tecnico: gli agricoltori chiedono date certe di apertura dei turni irrigui, un calendario per coltura e un punto unico di assistenza per le tessere.

Cosa rischiano gli agrumi

Con temperature che a giugno in Sicilia interna superano già i 32-34°C, gli agrumeti in fase di allegagione non possono attendere. Un ritardo di 10-15 giorni nell'irrigazione di soccorso significa cascola, pezzature ridotte e stress idrico che si paga per tutta la stagione. La pioggia primaverile ha aiutato i seminativi, ma per le arboree serve continuità. Ed è qui che l'alternanza climatica, da sola, non basta.

Cosa aspettarsi adesso

Dai messaggi istituzionali emergono tre impegni concreti: Presidio tecnico immediato: il Consorzio 6 di Enna ha dichiarato disponibilità di squadre per riparazioni d'urgenza sulle condotte di Sparacollo. Coordinamento con il Commissario: la riunione con il dott. Ferrantello dovrebbe portare a un cronoprogramma pubblico di avvio. Comunicazione diretta: Longo ha scelto Instagram per aggiornare in tempo reale, segno che il rispetto del tempismo nella comunicazione  sta spingendo le istituzioni a parlare fuori dai canali tradizionali. Resta da capire se le schede elettroniche saranno sbloccate in tempo e se i lavori PNRR permetteranno una portata sufficiente per tutti i turni. Per ora, a Regalbuto e dintorni, gli agricoltori guardano il livello del lago, il cielo e, soprattutto, il telefono, in attesa di quel messaggio che dica: l'acqua parte, ecco il tuo turno. 

L'addio era nell'aria da mesi, ma adesso è nero su bianco, affidato alle pagine de Il Foglio. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, esce dal Partito democratico dopo 19 anni. Non è un fulmine isolato: a inizio maggio anche l'ex ministra Marianna Madia aveva lasciato i dem per approdare da indipendente al gruppo di Italia Viva. Picierno, in Europa, non resta senza casa. Aderisce al Partito democratico europeo guidato da Sandro Gozi ed entra nel gruppo Renew Europe. La sua scheda biografica è già aggiornata: "Partito Democratico Europeo (dal 2026). In precedenza: PPI, DL, PD (2007-2026)".

Le ragioni, parola per parola

"Credo che il Pd abbia progressivamente smesso di essere la casa dei riformisti", dice a Il Foglio. Il punto di rottura, per lei, non è una lite di corrente ma un cambio d'epoca.

"Probabilmente quando, nel pieno della più grave crisi di sicurezza europea dalla fine della Guerra fredda, il dibattito sulla Difesa comune si è trasformato in una discussione prevalentemente identitaria. Non perché le differenze di opinione siano un problema. Al contrario. Il problema nasce quando si perde la percezione della natura del tempo storico che si sta attraversando".

E ancora:

"L'aggressione russa contro l'Ucraina non riguarda soltanto il destino di un Paese aggredito. Riguarda la tenuta dell'ordine europeo, la sicurezza delle democrazie, la capacità dell'Europa di assumere responsabilità che per troppo tempo ha delegato ad altri. In quelle settimane ho avuto la sensazione che una parte della politica italiana continuasse a osservare il presente con categorie ereditate da una stagione ormai conclusa".

Nell'intervista, rilanciata oggi sui social, tornano anche altri nodi. Su Instagram l'account @osservatorioisraele riprende una sua frase del 30 aprile 2025: «NEL PD CI SONO AMBIGUITÀ SU ISRAELE, SUL LINGUAGGIO USATO A PROPOSITO DI GAZA E SUL CLIMA CRESCIUTO ATTORNO ALLA COMUNITÀ EBRAICA». Andrea Marcucci, condividendo la grafica de Il Foglio, parla di "fascismo putiniano" come rischio da non sottovalutare.

La conclusione di Picierno è politica, non personale:

"Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare".

Come l'ha raccontata la rete

La notizia rimbalza da questa mattina. Luigi Marattin posta lo screenshot di Huffpost con il titolo "Pina Picierno lascia il Pd: 'Si è snaturato, la casa dei riformisti non esiste più'" e commenta: "Ci siamo passati in tanti". Poi lancia un invito esplicito: se vuole restare nel centrosinistra, buona fortuna; se vuole costruire fuori dai due poli, il Partito Liberal Democratico è pronto a collaborare "senza ego". Su Threads, @politikosit sintetizza: "la casa dei riformisti non esiste più". Secolo d'Italia su Instagram parla di una Picierno che "ha sbattuto la porta" del Nazareno e "abbandonato Elly Schlein". Nei commenti si misura la frattura: c'è chi applaude ("GRANDE PICERNO"), chi prevede un approdo in Azione, chi invece liquida tutto come "la Sinistra è FALLITA". La polarizzazione è evidente, e conferma proprio quel clima identitario che Picierno critica. Ma cosa potrebbe accadere adesso nelle piccole sezioni di partito ?  La Picierno propone un " riformismo coerente e popolare "  A Regalbuto, come in decine di comuni simili, quella parola "popolare" significa una cosa semplice: tornare a parlare di lavoro, di acqua per le campagne, di sanità territoriale, senza vergognarsi di dire che l'Europa deve difendersi e che le ambiguità su Israele o sulla Russia pesano anche sulla credibilità locale. L'addio al Pd non chiude una carriera, ne apre un'altra. E se davvero, come scrive Marattin, "ci siamo passati in tanti", allora la domanda non è solo dove andrà Picierno a Strasburgo, ma chi raccoglierà, da Regalbuto in su, quei voti riformisti che oggi stanno a casa.