Nonostante le previsioni meteo incerte, la città si prepara a 72 ore di pura magia. Dal fischio d'inizio di oggi fino al gran finale di martedì notte, il cuore pulsante di Regalbuto non teme la pioggia.

Se c’è una cosa che la storia recente ci ha insegnato, è che Regalbuto non si arrende davanti agli ostacoli. Dopo le emozioni della pallamano, la città cambia pelle e indossa la maschera più bella: quella della sua tradizione secolare. Scatta oggi la 77^ edizione del Carnevale di Regalbuto, un appuntamento che quest'anno sfida anche i capricci del cielo.Le previsioni meteo degli ultimi giorni hanno tenuto col fiato sospeso organizzatori e carristi, ma il verdetto della piazza è unanime: la festa non si ferma. Il calore della gente e la passione di chi ha lavorato mesi per allestire costumi e coreografie promettono di squarciare il grigiore delle nubi. La kermesse dei tre giorni è pronta a trasformare le vie del centro in un palcoscenico a cielo aperto.

72 Ore di Colori e Allegria

Il programma è intenso e non lascia spazio alla noia. Tra oggi e martedì notte, Regalbuto vivrà un'immersione totale nel divertimento: Sfilate spettacolari: Le Quadriglie , i Carri, gruppi mascherati e l'immancabile satira che caratterizza questa edizione 2026. Musica e Danze: Un vortice di energia che coinvolgerà grandi e piccini. Tradizione viva: La 77^ edizione non è solo un numero, ma il simbolo di un'identità che si rinnova di generazione in generazione. "Il Carnevale di Regalbuto è uno stato d'animo. Se il cielo minaccia pioggia, noi risponderemo con una pioggia di coriandoli e il fragore dei nostri sorrisi." 

L'invito è rivolto a tutti: cittadini, turisti e curiosi. Non lasciatevi scoraggiare dal bollettino meteo. L’organizzazione ha messo in campo ogni sinergia per garantire lo svolgimento degli spettacoli, dimostrando ancora una volta che la capacità gestionale della nostra città è in grado di gestire anche le emergenze dell'ultimo minuto.

Regalbuto è pronta a colorare il 2026 con l'edizione più coraggiosa e vibrante di sempre. Ci vediamo lungo il percorso delle sfilate: che la festa abbia inizio! 

I rigori e la sfortuna fermano il sogno del trofeo, ma consacrano una realtà sportiva che non ha più nulla da invidiare a nessuno.

Si chiude con un mix di emozioni l’avventura della Pallamano Regalbuto nella Coppa Sicilia. Se il tabellino parla di una semifinale sfumata ai tiri dai sette metri e di una finale per il terzo posto decisa solo nei minuti conclusivi, il racconto della realtà va ben oltre i numeri. Quello che è andato in scena al Palazzetto dello Sport è stato il trionfo di una società in salute, di una squadra coraggiosa e di una città capace di accogliere il grande sport con un calore travolgente.

L’Ostacolo della Sfortuna: Gli Infortuni a Zaina e Gourseau

Inutile girarci intorno: la sorte ci ha messo lo zampino. Gli infortuni occorsi a Zaina e Gourseau hanno pesato come macigni, privando la squadra di due pedine fondamentali nel momento cruciale del torneo. Senza questi imprevisti, la strada verso la finalissima sarebbe stata probabilmente diversa. Eppure, anche nell'emergenza, il gruppo ha dimostrato una tempra incredibile, conducendo la semifinale quasi sempre in vantaggio e cedendo solo alla lotteria dei rigori.

I Meriti di una Società in Crescita

Non può essere una sconfitta a cancellare quanto costruito in questi mesi dalla società di Vincenzo Sassano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti:Un'esplosione nel numero di tesserati. U n solido secondo posto nel campionato di Serie B maschile. La capacità di battere corazzate come la Pallamano Aretusa. Questi traguardi non sono casuali, ma frutto di una programmazione seria che ha riportato la pallamano al centro della vita sociale del paese 

Regalbuto: Una Capitale dell'Organizzazione

Il vero "gol" è stato vedere il palazzetto dello sport gremito in ogni ordine di posti. Il colpo d’occhio degli spalti pieni è la risposta più bella a chiunque dubiti delle potenzialità di Regalbuto. Non è un caso che la Federazione abbia scelto la nostra città per il secondo anno consecutivo: l’entusiasmo contagioso e la perfetta macchina organizzativa dimostrano che qui ci sono le sinergie per competere con impianti più grandi e città più popolose. Si torna in campo con la consapevolezza di aver vissuto una giornata che rimarrà nella storia dello sport locale. La delusione del momento lascerà presto spazio alla voglia di ripartire, con la certezza che, quando si gioca con questo cuore, nessun traguardo è precluso.

Arrivederci al prossimo anno? Tutto fa pensare di sì. Regalbuto è pronta a sfidare di nuovo il destino.

Di fronte alla riforma della giustizia, il "buon senso" di Augusto Barbera ci ricorda che la separazione delle carriere non è un attacco alla magistratura, ma la realizzazione di un principio costituzionale.

Il prossimo 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per un appuntamento che definire "storico" non è un’iperbole retorica. Eppure, il rumore di fondo della propaganda rischia di nascondere il cuore del problema. C’è chi ha cercato di trasformare questo referendum in un voto pro o contro il Governo, ma è stato il Presidente emerito della Corte Costituzionale, il prof. Augusto Barbera, a riportare la discussione sui binari della realtà: si vota per la giustizia, non per la durata di Palazzo Chigi. Il destino dell'esecutivo si deciderà nel 2027; oggi, invece, decidiamo se vogliamo un processo davvero equo.

I due pilastri: Terzietà e fine del Correntismo

Il SÌ  della riforma poggia su due pilastri che definirei di igiene democratica:

  1. La separazione delle carriere: serve a garantire che chi giudica sia realmente "terzo" rispetto a chi accusa. La contiguità attuale tra PM e giudici alimenta, spesso a ragione, dubbi sull'imparzialità. Non è una questione di sospetto, ma di struttura: un sistema in cui l'accusa e il giudice appartengono allo stesso "ordine" fatica a proiettare quell'immagine di distacco necessaria alla credibilità della sentenza.

  2. L'addio al correntismo: è tempo di recidere il cordone ombelicale che lega i magistrati alle logiche delle correnti interne. La magistratura deve tornare alla sua missione originaria: un servizio tecnico, indipendente e lontano dalle logiche spartitorie che ne hanno offuscato il prestigio negli ultimi anni.

Una battaglia senza colore politico

L’accusa di "deriva autoritaria" o di "riforma leghista-berlusconiana" è, alla prova dei fatti, intellettualmente disonesta. La storia ci dice altro. Solo sei anni fa, nel 2019, durante le primarie del PD, l’attuale responsabile giustizia Debora Serracchiani — insieme a nomi come Delrio, Orfini, De Luca e Guerini — sottoscriveva la mozione Martina affermando che la separazione delle carriere fosse "ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale". Cosa è cambiato in questi sei anni, oltre alla convenienza politica?

Ancor prima, nel 1989, era Giovanni Falcone a scrivere che la regolamentazione delle funzioni dei PM non potesse più essere identica a quella dei giudici. E nel 2004, persino Giuliano Pisapia, da posizioni di sinistra radicale, presentava una proposta di legge in tal senso per "garantire meglio la magistratura e la sua indipendenza".

Il rischio del "non fare"

Chi difende lo status quo teme un controllo politico sui PM. Ma la verità è l’opposto: il vero rischio per la credibilità della giustizia è la commistione. È difficile spiegare a un cittadino che chi oggi indossa i panni dell'accusa, domani può sedere sullo scranno del giudice che deve valutare quella stessa accusa, e viceversa.

Separare le carriere significa professionalizzare i ruoli, non sottometterli. Significa dare attuazione a quell'articolo 111 della Costituzione che parla di un "giudice terzo e imparziale".

Voterò convintamente, perché la giustizia non deve essere un campo di battaglia elettorale, ma una casa di vetro per tutti i cittadini. Separare le carriere e liberare i magistrati dalle correnti non è una minaccia: è la base per un Paese più moderno e più giusto.

Firmato, AgoVit

"La giustizia non è un sondaggio sul governo: perché separare i destini di Palazzo Chigi da quelli dei tribunali."

In una campagna referendaria spesso ostaggio di slogan urlati e personalismi esasperati, le parole del Prof. Augusto Barbera ( Presidente emerito della Corte Costituzionale ) arrivano come una doccia fredda di realtà. Il suo è un richiamo al "buon senso", una merce che sembra scarseggiare tra i banchi della politica odierna: si vota sulla separazione delle carriere, non sulla permanenza di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Per una parte dell'opposizione, il quesito sulla magistratura sembra essere diventato un semplice pretesto. L'unica "separazione" che interessa veramente al fronte del No non è quella tra giudici e pubblici ministeri, ma quella della maggioranza dalle poltrone del potere. Si cerca di trasformare le urne referendarie in un giudizio universale sull’operato del governo, dimenticando che per quello esiste una data ben precisa sul calendario: il 2027. Utilizzare il referendum come un'arma impropria per dare una spallata all'esecutivo non è solo una forzatura democratica, ma un insulto al merito della questione giustizia.

I due pilastri della riforma

Votare , secondo la linea tracciata da Barbera, significa rimettere al centro due obiettivi fondamentali per la salute della nostra Repubblica:

  1. Separazione delle carriere: Garantire che chi giudica sia davvero "terzo" rispetto a chi accusa, ponendo fine a quella contiguità che troppo spesso ha alimentato dubbi sull'imparzialità del processo.

  2. Addio al correntismo: Recidere il cordone ombelicale che lega troppo spesso i magistrati alle dinamiche delle "correnti" interne, riportando la magistratura alla sua missione originaria di servizio tecnico e indipendente.

"Separiamo le carriere e i magistrati dalle correnti; per il governo ciascuno voterà come vorrà tra un anno (o poco più)."

La democrazia richiede pazienza e distinzione. Confondere il funzionamento dei tribunali con la leadership politica del Paese è un errore che rischia di lasciare la giustizia italiana in quel limbo di inefficienza che conosciamo da decenni.

Il suggerimento di Barbera è chiaro: liberiamo il campo dalle scorie della propaganda elettorale. Tra un anno ci sarà spazio per i programmi politici e le sfide tra leader; oggi, invece, la sfida è rendere la giustizia più giusta. E per farlo, serve il coraggio di guardare al quesito, non al cognome di chi siede a Palazzo Chigi.

L'addio a Tino La Vecchia, filtrato dalle parole cariche di commozione di Antonello La Piana e Gaetano Amoruso, non è solo il saluto a un uomo di cultura, ma una lezione di etica che scuote il cinismo dei nostri tempi. In un’epoca dominata dall’esibizione del successo e dalla misurabilità di ogni sforzo, la figura di La Vecchia emerge come un’eccezione luminosa: un uomo che, nel suo ultimo messaggio, ha scelto di spogliare la propria esistenza dai titoli, dai libri pubblicati e dagli incarichi ricevuti per parlare della sola cosa che resta quando le luci si spengono: la fratellanza.

Il giornalismo culturale spesso si sofferma sul catalogo di un editore, sulla sua capacità di intercettare il mercato. La riflessione che scaturisce dalla scomparsa di Tino La Vecchia ribalta questa prospettiva. Una casa editrice, nella sua visione, cessa di essere una "fabbrica di pagine" per diventare un luogo di riconoscimento. Non si stampa per vendere, ma per trovarsi. Si pubblica per creare una famiglia che non è dettata dall'anagrafe, ma da una "visione condivisa". In questo senso, La Vecchia ha trasformato il lavoro intellettuale in un atto d'amore e di appartenenza. Colpisce, nel ricordo di Gaetano e Antonello i, l'insistenza su quei gesti che "non costano nulla ma valgono moltissimo". È la celebrazione di una gentilezza gratuita, una merce rarissima oggi. Tino La Vecchia ha saputo abitare la soglia tra il bene e il male con "sobrietà" e "intelligenza limpida", ricordandoci che la coerenza più profonda è quella silenziosa, che non ha bisogno di proclami per esistere.

"Se esiste davvero una fratellanza allargata, allora non finisce qui."

Questa frase non è solo un auspicio, ma un impegno civile per chi resta. La sua eredità non risiede negli scaffali di una biblioteca, ma nella qualità dei rapporti umani che ha saputo tessere.

Il Lascito: Guardarsi in Modo Nuovo

Chiudere un capitolo con un uomo come Tino La Vecchia significa promettere di guardare al lavoro e alla vita con i suoi stessi occhi. Non sappiamo come si saluti chi è diventato "famiglia" attraverso i libri e le battaglie ideali, ma la risposta sta forse nella continuità: difendere quella linea sottile del bene con lo stesso garbo e la stessa fermezza che hanno contraddistinto la sua vita.

Il mondo della cultura siciliana perde  un protagonista, ma guadagna un metodo: quello della fraternizzazione. Un modo gentile di stare al mondo che, se raccolto, non smetterà di produrre i suoi frutti.

Ospitare la Coppa Sicilia di pallamano a Regalbuto non è solo una questione di cronometro, gol e trofei. È un atto di affermazione. In un momento storico in cui i piccoli centri dell'entroterra lottano contro il silenzio dello spopolamento, eventi come questo gridano che Regalbuto è viva, dinamica e pronta a prendersi la scena.

Domani, le luci del Palazzetto dello Sport di Regalbuto non illumineranno solo un campo di gioco, ma l’orgoglio di un’intera comunità. La seconda edizione della Coppa Sicilia di pallamano approda in città, trasformando quello che potrebbe sembrare un evento settoriale in un potente manifesto sociale e culturale. Per un giorno, il "centro della visione sportiva" dell'isola si sposterà qui. Non è un’esagerazione: quando una comunità si stringe attorno a un evento di questa portata, il valore dell'agonismo passa in secondo piano rispetto alla capacità organizzativa e all'accoglienza. L'impegno collettivo — dalle istituzioni ai volontari — dimostra che Regalbuto sa fare "squadra" ben oltre i 40x20 metri del campo di pallamano. Il significato più profondo di questa manifestazione risiede nella risposta a una sfida silenziosa ma costante: quella dello spopolamentoVisibilità: Proiettare l'immagine della città a livello regionale significa dire "noi ci siamo". Identità: Lo sport diventa un collante sociale che restituisce ai cittadini, specialmente ai più giovani, il senso di appartenenza a un luogo vibrante. Resilienza: Ogni fischio d'inizio è un segnale di ripartenza, la prova che le aree interne non sono rassegnate, ma desiderose di riemergere attraverso l'eccellenza.

Un Binomio Perfetto: Sport e Tradizione

C'è un tempismo quasi magico in questa edizione della Coppa Sicilia: la vigilia del Carnevale di Regalbuto. Mentre gli atleti si sfidano per il titolo, l'aria in città è già carica dell'energia della festa più attesa. Questo connubio offre un biglietto da visita unico a chi viene da fuori:

  1. Comunità Accogliente: La capacità di ospitare atleti e tifosi con il calore tipico della nostra terra.

  2. Vetrina Culturale: Chi viene per la pallamano scopre una città orgogliosa delle proprie tradizioni.

"Essere orgogliosi non è un atto di vanità, ma un atto di resistenza. Dimostrare di essere una comunità accogliente e sociale è il miglior gol che Regalbuto possa segnare."

Domani non conterà solo chi alzerà la coppa. Conterà lo sguardo di chi, entrando a Regalbuto, vedrà una città che investe sui propri spazi, che valorizza il talento e che non ha paura di stare sotto i riflettori. La pallamano è il mezzo, ma il fine è la rinascita sociale 

Buona Coppa Sicilia a tutti, e che vinca il senso di comunità!

Quello che doveva essere un contenuto virale per sostenere le ragioni del "No" al referendum sulla giustizia di marzo si è trasformato in un boomerang mediatico per il Partito Democratico. Al centro della polemica, un video postato sui canali social del Nazareno che utilizzava le immagini di Stefania Constantini e Amos Mosaner, le stelle del curling azzurro, come metafora politica.

Il montaggio mostrava un colpo magistrale della coppia — fresca della medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e già oro a Pechino 2022 — utilizzato per simboleggiare l'azione di "bocciare" la riforma della separazione delle carriere. Un accostamento visivo efficace nel linguaggio dei social, ma che ha immediatamente acceso la miccia della contestazione istituzionale.

La rivolta degli atleti e il "No" del CONI

Le reazioni non si sono fatte attendere e non sono state solo di natura politica. Sono stati gli stessi Constantini e Mosaner, insieme ai vertici del CONI, a manifestare forte disappunto per l'utilizzo non autorizzato della propria immagine in un contesto di propaganda elettorale.

Il principio violato, secondo le critiche, è quello della neutralità dello sport: l'immagine degli atleti olimpici, che rappresentano l'intera nazione, non dovrebbe essere piegata a battaglie di parte, specialmente su temi divisivi come la riforma della magistratura.

Dal "È solo un meme" al dietrofront

Inizialmente, il Partito Democratico ha tentato di minimizzare l'accaduto. Fonti interne alla comunicazione avevano provato a derubricare il post a "semplice meme", una pratica comune nel real-time marketing politico per intercettare i trend del momento.

Tuttavia, di fronte al peso delle proteste ufficiali e al rischio di una lesione d'immagine per gli atleti (che spesso sono anche membri di gruppi sportivi militari o istituzionali), il Pd ha optato per il dietrofront totale, rimuovendo il video da tutte le piattaforme.

Un precedente per la campagna referendaria

Il caso solleva una questione rilevante su come verrà gestita la comunicazione verso il voto del 22-23 marzo. Se da un lato i comitati cercano linguaggi nuovi per coinvolgere l'elettorato, dall'altro il confine tra "citazione pop" e "appropriazione indebita" resta estremamente sottile.

Per ora, il Pd incassa il primo scivolone della campagna, proprio su quel ghiaccio che ha regalato tante gioie sportive all'Italia, ma che si è rivelato insidioso per la strategia social del partito.

I numeri parlano chiaro, e hanno il freddo sapore di una sentenza: dal 6,2% al 5,34% in soli due anni. Il Liceo Classico, un tempo bussola della classe dirigente italiana, sembra oggi una cittadella assediata, specialmente nel Nord produttivo che guarda al pragmatismo delle competenze tecniche. Ma dietro questa erosione statistica e il lamento sulla "fatica" di tradurre una versione di greco, si nasconde una domanda più profonda: stiamo davvero assistendo al tramonto dell'antichità?

Durante il programma televisivo Geo è stato chiesto  ad Alessandro D’Avenia — che di bellezza e di adolescenti ha fatto la sua missione — di aiutarci a decifrare questo scenario.  Oggi i ragazzi parlano di "enorme fatica". E hanno ragione. In un mondo dominato dall’algoritmo del "tutto e subito", il Classico è l'antitesi perfetta: è lento, è ostinato, richiede una dedizione quasi monastica. "La fatica non è il limite del Classico, è il suo dono," suggerisce D'Avenia. "Studiare il greco e il latino oggi non è un esercizio di archeologia, ma un atto di ribellione contro la superficialità. Tradurre significa imparare che le parole hanno un peso, una storia e una precisione che il linguaggio 'social' ha smarrito."

Il calo degli iscritti al Nord suggerisce una visione del mondo dove lo studio deve essere immediatamente "spendibile". Se non produce un profitto rapido, viene percepito come un lusso o, peggio, come tempo perso. Ma è proprio qui che il Classico rivendica la sua urgenza: Il Pensiero Critico: Smontare una frase di Cicerone insegna a smontare una fake news o un discorso populista. L'Empatia Storica: Leggere l'Iliade significa capire che il dolore del nemico è uguale al proprio. La Complessità: Il mondo non è binario (0 o 1); la grammatica greca, con le sue sfumature, allena a gestire l'ambiguità della realtà moderna

L’Ultima Generazione a Studiare i Classici?

La domanda provocatoria di D’Avenia colpisce nel segno. Se continuiamo a insegnare queste materie come elenchi di paradigmi morti, allora sì, saremo gli ultimi a spegnere la luce. Ma se i classici tornano a essere ciò che sono — biografie di passioni umane — allora la loro sopravvivenza è garantita.

Sfida Attuale Valore del Classico
Frammentazione dell'attenzione Capacità di analisi profonda (Deep Work)
Crisi d'identità dei giovani Dialogo con i miti per trovare il proprio "eroe" interiore
Dominio della tecnica Etica e filosofia per governare il progresso

Il calo degli iscritti non è un fallimento della cultura classica, ma un segnale di allarme per la nostra società: stiamo barattando la profondità con la velocità. Forse la "fatica" di cui si lamentano i ragazzi è il sintomo di un muscolo spirituale che non siamo più abituati ad allenare. I classici non servono a capire il passato, servono a

Mentre l’alba fatica a farsi strada tra le nuvole di una Yerevan accogliente , il World Library Tour si appresta a chiudere i bagagli, lasciando dietro di sé una scia di bellezza e connessioni umane. Alle 6:30 del mattino (le 3:00 in Italia), la capitale armena si risveglia silenziosa, ma il calore dell’accoglienza ricevuta è ancora vivo tra i protagonisti di questa missione culturale. Dopo le tappe in Nepal e negli Emirati Arabi, l’Armenia si è rivelata una delle esperienze più intense e significative dell’intero tour. Un viaggio che non è solo una consegna di libri, ma un vero e proprio pellegrinaggio laico tra le radici della storia.

L’incontro alla National Library of Armenia

Il cuore istituzionale della tappa è stato l’incontro con la direttrice della Biblioteca Nazionale d’Armenia, la dottoressa Anna Chulyan. Un dialogo lungo e profondo, che ha toccato i temi dell’identità, della conservazione della memoria e, soprattutto, dell’amore per questa terra antica.

Il dono portato dal World Library Tour — un simbolo della letteratura italiana e della storia siciliana — è stato accolto con una meraviglia che onora lo spirito dell'iniziativa: diffondere cultura senza pretendere nulla in cambio, se non la costruzione di un ponte invisibile tra popoli lontani.

"Ogni viaggio è un seme piantato," commentano i promotori. "In ogni angolo del mondo continuerà a fiorire una storia di incontro e rispetto."

Tra spiritualità e paesaggi: i tesori armeni

Non solo libri, ma anche una profonda immersione nel territorio. Il tour ha toccato luoghi carichi di misticismo e storia, molti dei quali riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità UNESCO: Il monastero di Khor Virap, all'ombra dell'Ararat. Il tempio di Garni e l'incredibile architettura rupestre di Geghard. La natura incontaminata dei laghi e dei torrenti armeni. Luoghi che hanno offerto una sintesi perfetta tra un passato glorioso e un futuro che cerca nel dialogo internazionale la propria forza.

Prossima fermata: Copenaghen

L'Armenia lascia negli zaini del World Library Tour qualcosa di più pesante dei libri: sguardi, parole condivise e un profondo senso di appartenenza. Ma il cammino non si ferma. Tra un mese, il tour si sposterà verso le atmosfere nordiche per approdare alla Biblioteca Nazionale della Danimarca. Cambieranno i paesaggi e le temperature, ma la missione resterà la stessa: dimostrare che la cultura non conosce confini, ma solo orizzonti da condividere.

Tutto è pronto a Regalbuto per un weekend all'insegna del grande sport. Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, il cuore della comunità batterà per la pallamano: il Palazzetto dello Sport di contrada Piano Arena ospiterà infatti la Final Four di Coppa Sicilia “La Dolce Vita”, dedicata alla Serie B Maschile. L'evento promette di trasformare la cittadina ennese nel fulcro dell'handball regionale, mettendo di fronte le quattro corazzate che finora hanno dominato il campionato.

Il Programma: Una Maratona di Emozioni

La giornata di sabato sarà divisa in due momenti clou, pensati per offrire spettacolo dal mattino fino a sera:

Ore 09:45 – Le Semifinali: Le sfide incrociate che decreteranno chi potrà contendersi il trofeo.

Ore 17:15 – Le Finali: Il momento della verità, dove l'intensità e la tattica decideranno i vincitori.

A seguire – Premiazioni: La cerimonia di chiusura con la consegna della Coppa.

Le Protagoniste in Campo

A contendersi il titolo saranno quattro società di assoluto rilievo nel panorama siciliano:

  1. Pallamano Regalbuto (padroni di casa e pronti a dare battaglia davanti al proprio pubblico)

  2. Pallamano Aretusa

  3. Albatro Siracusa

  4. Pallamano Marsala

Oltre il Risultato: I Premi Individuali e il Memorial "Nino Zaia"

La manifestazione non sarà solo una prova di forza, ma anche una celebrazione dei valori sportivi. Oltre al titolo di Miglior Portiere e a quello di Capocannoniere, l’attenzione sarà rivolta al Premio Fair Play “Nino Zaia”. Un riconoscimento speciale, dedicato allo storico e compianto dirigente regalbutese, volto a premiare il gesto o l'atleta che più si distinguerà per correttezza e spirito sportivo.

Venerdì l'Anteprima Istituzionale

L'attesa inizierà ufficialmente venerdì 13 febbraio alle ore 18:00 presso il Palazzo Comunale di Regalbuto. Durante la presentazione ufficiale interverrà, tra gli altri, il Presidente della FIGH Sicilia, Sandro Pagaria, per sottolineare l'importanza della kermesse nel percorso di crescita del movimento pallamanistico isolano.

"Un appuntamento che riporta la pallamano al centro della nostra comunità," spiegano gli organizzatori, invitando tutti gli appassionati a riempire le tribune del Palazzetto per sostenere i propri colori in un clima di sana competizione.