REGALBUTO - Curvatura Sportiva, Link Volley incontra la 1ª B: il 5 ottobre si parte
Primo giorno di conoscenza all'Istituto Comprensivo G.F. Ingrassia. Venti ore di pallavolo per imparare giocando, a fare squadra e a rispettarsi.
Gli inutili - Riflessione sui settant'anni
Non smetto di stupirmi.
Ho superato i settant'anni e ancora mi stupisco. Non per una ruga in più allo specchio, quella la conosco. Mi stupisco di come, quasi senza accorgermene, sono passato dall'altra parte della strada. Da quello che giudica a quello che viene giudicato. Da quello che decide chi è vecchio a quello che viene definito vecchio dagli altri. Succede ovunque. Mi capita nel mio impegno sportivo, quando un consiglio viene ascoltato con un sorriso cortese ma non viene seguito, perché tanto "cosa vuoi che sappia". Mi capita in quello politico, dove la mia presenza sembra un ingombro più che una risorsa, un nome da mettere in lista per far numero ma non da ascoltare quando si decide. Mi capita nella vita di ogni giorno, in fila alla posta, dal medico, al bar, quando la mia lentezza viene letta come incapacità e non come il passo di chi ha imparato che correre non serve sempre ad arrivare prima.
E poi c'è la confessione che devo fare, prima a me stesso che a voi che leggete.
Ero anch'io così. Consideravo vecchi quelli che avevano superato i cinquanta. Li guardavo con rispetto, sì, ma con quel rispetto che è già una forma di distanza. Un rispetto che dice: tu hai fatto il tuo tempo, ora guarda noi che facciamo il nostro. A volte non servivano nemmeno le parole. Bastava un'espressione del viso, un cenno di impazienza, un modo di non chiedere più il parere. Chissà come li ho fatti sentire, quei cinquantenni di allora, con quel mio atteggiamento. Oggi lo capisco perché lo sento addosso. Basta davvero poco, un'occhiata, per farti capire che tutto ciò che hai imparato, tutto ciò che ancora potresti dare, viene rifiutato non perché non vale, ma perché lo porti addosso da troppi anni. I vecchi. È una parola che fa paura. La usiamo come un'etichetta. Appena festeggi il tuo primo giorno da pensionato, il mondo ti applica un timbro invisibile: improduttivo. Come se il valore di un uomo si misurasse solo con ciò che produce in otto ore, con un cartellino da timbrare. Il giorno prima eri un lavoratore, un tecnico, un allenatore, un militante, un punto di riferimento. Il giorno dopo sei un pensionato. E nella testa di molti, pensionato è sinonimo di finito.
Officina Civica: la vera novità non è se si candida, ma come vuole far politica ( AgoVit )
Quella carezza della sera a Taranto
Un teatro chiuso a Taranto. Il famoso Cine Teatro Alfieri. Era il 1971 . Fuori forse odore di nafta, di mare d'inverno. Dentro tutto esaurito e un centinaio di ragazzi con la divisa ancora nuova, le prime uscite dalla caserma, i capelli tagliati da poco. Sul palco i New Trolls attaccano quell'arpeggio di chitarra che sembra già tramonto. E vnoi, senza metterci d'accordo, cantiamo tutti. Chi urla, chi bisbiglia. Con quelle lacrime da nascondere, perché un marinaio non piange. È per questo che quel brano ci è rimasto nel cuore. Non è solo una canzone. È una fotografia di quello che eravamo.
Le parole, riga per riga, sono la nostra storia
La canzone ha due tempi, come la vita.
L'infanzia, la casa.
Quando tornava mio padre sentivo le voci [...] Mi nascondevo nell'ombra del grande giardino Poi mi mettevano a letto finita la cena [...] Io rimanevo da solo ed avevo paura
È il ricordo caldo, protetto. Il padre che torna, la madre che spegne la luce. Quel misto di sicurezza e di piccola paura di restare soli, che da bambini non confessiamo mai: "rimani un po'". Per vnoi reclute a Taranto, quella era la carezza. La casa lasciata da pochi giorni, la fidanzata, la madre, il cortile. Il profumo di qualcosa che fino a un mese prima davi per scontato.
Poi l'autunno, la scoperta della mancanza. " Quelle giornate d'autunno sembravano eterne [...] E rimanevo a pensare, mi manchi tu "
Qui la voce cresce. Non è più il bambino nel giardino, è il ragazzo che capisce per la prima volta che qualcuno può mancare davvero. Quell'ombra negli occhi di sua madre diventa la sua ombra. È esattamente quello che prova un giovane militare la prima volta che è lontano: capisci che l'assenza ha un peso fisico.
E poi arriva il ritornello, che è un dilemma esistenziale, non un ritornello pop: Non so più il sapore che ha / Quella speranza che sentivo nascere in me / Non so più se mi manca di più / Quella carezza della sera o quella voglia di avventura / Voglia di andare via di là
Perché per noi faceva così male, e così bene
Tutta la canzone sta in quell'o. Quella carezza della sera o quella voglia di avventura. Per un ragazzo di vent'anni in Marina, quelle due cose non sono in opposizione, sono la stessa cosa che ti spacca in due:
La carezza della sera è tutto ciò che è morbido, conosciuto. Non è solo una donna. È la mano di tua madre sulla fronte, è la sera d'estate al paese, è l'amore lasciato alla stazione con la promessa "torno presto". È una carezza che arriva piano, come dice il titolo, ti sfiora e se ne va. Proprio come un ricordo. La voglia di avventura è il motivo per cui ti sei arruolato. Voglia di andare via di là. Quel "di là" è bellissimo perché non ha una meta. Non è "andare a La Spezia" o "andare in America". È andare via. Oltre l'orizzonte del Mar Grande, oltre il paese. È la spinta che ha fatto , salire sul treno, dire "vado a vedere il mondo".
E i New Trolls, che in quel periodo stavano lasciando il rock progressico per tornare a una poesia più semplice - scritta da Bardotti, Belleno, De Scalzi e gli altri - ti mettono davanti alla verità: non saprai mai quale delle due ti manca di più. E non devi scegliere.
Quella sera in teatro ci siamo commossi tutti insieme perché, per la prima volta, qualcuno ci dava il permesso di sentire entrambe le cose senza vergogna. Potevi essere forte con la divisa, e allo stesso tempo avere una nostalgia che ti stringeva lo stomaco. Potevi avere voglia di partire per mare e allo stesso tempo voler tornare a casa di corsa. Cantare a squarciagola era il nostro modo di dire: "sì, mi manchi tu". Sottovoce, con le lacrime nascoste dentro, era il modo di custodire quella carezza, per portarla con noi in mare il giorno dopo.
È rimasta nel cuore perché non invecchia. Ogni volta che la riascolto, torna quel ragazzo di Taranto, diviso perfettamente a metà tra le cose che avevo lasciato e il mare davanti.
Officina Civica: nasce un nuovo spazio di idee per la nostra Città
Da poco è nata Officina Civica, uno spazio reale e concreto di confronto, aperto a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra Città. Non un partito, non una sigla, ma un laboratorio di idee, proposte e partecipazione, dove i problemi diventano progetti e le critiche diventano proposte costruttive. Per capire meglio chi è, cosa vuole fare e quali sono i suoi obiettivi, abbiamo voluto incontrare Francesco Bivona, componente di Officina Civica. Con lui abbiamo parlato di come è nata l'idea, di cosa significa oggi fare impegno civico e di quali sono i primi temi su cui Officina vuole accendere i riflettori.
- Cosa è Officina civica e Perché nasce?
C’è un bisogno di ascolto. Officina Civica nasce per creare uno spazio reale e concreto di confronto, nel quale mettere al centro i temi che riguardano Regalbuto, partendo proprio dall’ascolto. In un territorio annebbiato dai fondi del PNRR che hanno spostato l’attenzione su altro, abbiamo dimenticato i veri bisogni del territorio, concreti e quotidiani, che dobbiamo ascoltare per tornare ad affrontarli.
Per costruire un vero cambiamento è necessario incontrarsi, ascoltarsi e discutere insieme dei problemi e del futuro del nostro paese. Solo così possiamo ricostruire un rapporto di fiducia con le persone e lavorare a una proposta condivisa di cambiamento.
- Perché vi definite «non un partito, ma un’officina»?
Perché immaginiamo Officina Civica come un laboratorio aperto a tutti, nel quale le decisioni e le proposte si costruiscono insieme. I partiti esistono già e con loro vogliamo dialogare. Molti dei nostri componenti hanno tessere di partito, anche diverse tra loro, ma da tutti emerge la necessità di costruire un dialogo serio ed aderente ai bisogni della nostra comunità. Quello che oggi manca, secondo noi, è uno spazio civico nel quale possano confrontarsi sia le persone che hanno una tessera di partito, sia quelle che provengono dal volontariato, dall’associazionismo, dallo sport o da altre esperienze. Uno spazio aperto anche a chi vuole semplicemente ascoltare, incuriosirsi e avvicinarsi alla politica.
- Chi sono le persone che hanno dato vita al Comitato?
Sono persone numerose e diverse tra loro. Appartengono a generazioni differenti e portano esperienze, idee e competenze diverse. Alcune hanno una tessera di partito, altre no. Ci unisce la volontà di costruire un percorso nuovo per Regalbuto, mettendo a disposizione della comunità il contributo di ciascuno.
- Quale messaggio vorreste rivolgere a chi guarda con diffidenza alla nascita di questo nuovo gruppo?
Pensiamo che la differenza la facciano le persone. Abbiamo deciso di metterci la faccia perché crediamo che il contributo di ciascuno possa essere importante e che idee ed energie nuove possano generare cambiamento. A chi guarda Officina Civica con diffidenza diciamo una cosa molto semplice: la porta è aperta. Non abbiamo preconcetti, né ambizioni se non l’obbiettivo di mettere al servizio esperienze, competenze e proposte concrete. Venite a conoscerci, ad ascoltare e a portare il vostro punto di vista per costruire proposte concrete.
- In che cosa Officina Civica vuole distinguersi dalle esperienze politiche già presenti o vissute in passato a Regalbuto?
Vogliamo distinguerci soprattutto per il metodo. Crediamo nella forza delle persone che lavorano insieme e nell’intelligenza collettiva. Regalbuto ha bisogno di cittadini che possano sentirsi parte delle scelte, non limitarsi a subire decisioni già prese o calate dall’alto. Per questo vogliamo costruire proposte attraverso il confronto, l’ascolto e la partecipazione. Questa però non si improvvisa, ha bisogno di metodo e di esperienze che sono già al nostro interno messe a disposizione di tutti.
- Quale spazio avranno i giovani, le donne, le associazioni e le persone che finora sono rimaste lontane dalla politica?
La porta è aperta a tutti. Chi vuole semplicemente condividere un bisogno, un problema o un’idea troverà uno spazio di ascolto. Chi invece desidera impegnarsi maggiormente potrà partecipare in modo attivo e diventare parte del percorso. Vogliamo che ciascuno possa scegliere liberamente come e quanto contribuire.
- In che modo intendete ascoltare e coinvolgere concretamente i cittadini?
Già dalle prossime settimane avvieremo un ciclo di incontri aperti di ascolto e coprogettazione, ai quali inviteremo tutta la cittadinanza, ma voliamo bassi. L’obiettivo non è mettere insieme tante persone ma chi vorrà starci liberamente in uno spazio aperto a tutti. Saranno incontri partecipativi, organizzati e facilitati attraverso tecniche specifiche capaci di raccogliere il contributo di tutti. Non saranno eventi nei quali qualcuno parla e gli altri ascoltano. Lavoreremo insieme per individuare i problemi, capire come affrontarli e costruire soluzioni concrete e tecnicamente realizzabili.
- Quali proposte concrete volete costruire per il futuro del paese?
Vogliamo partire dai temi più urgenti per Regalbuto e dai bisogni reali delle persone. Abbiamo chiare le direttive principali ma non abbiamo un pacchetto di proposte “preconfezionate” perché sarebbe contrario al metodo che abbiamo scelto.
Le proposte saranno costruite insieme ai cittadini, attraverso gli incontri e il confronto, verificando che siano concrete, fattibili ma sopratutto utili per il paese.
- Come pensate di affrontare lo spopolamento e la progressiva perdita di giovani?
È un tema molto importante, forse il tema principale su cui devono ruotare tutte le iniziative che stiamo mettendo in campo, un tema che non può essere affrontato con risposte semplici o slogan. Abbiamo aderito al Patto per Restare, una rete di organizzazioni civiche impegnate sul diritto a restare nei propri territori, che ha già presentato all’Assemblea regionale siciliana la proposta di legge “Sicilia, Regione a disoccupazione zero”.
Partiamo da un dato che ci preoccupa: molti giovani vanno via non perché non vogliano impegnarsi, ma perché pensano che nei prossimi dieci anni nulla possa cambiare. Vogliamo provare a invertire questa convinzione, costruendo un percorso nel quale sia possibile partecipare e impegnarsi concretamente per cambiare le cose. Ridare la speranza che si possa restare qui o ancora meglio che si possa tornare a Regalbuto.
- Officina Civica diventerà anche una proposta per le prossime elezioni amministrative?
È ancora presto per rispondere. Officina Civica farà certamente la propria parte, ma oggi il nostro impegno è costruire proposte concrete, fattibili e utili per Regalbuto. Queste proposte saranno sicuramente al centro del confronto sul futuro del paese e delle scelte che faremo insieme.
Beppe Grillo torna su Pulp, ma sul nuovo partito è giallo: lo staff smentisce il Corriere
Divano, copertina e popcorn. Il ritorno dell'Elevato da Fedez e Marra si annuncia scoppiettante
Il ritorno di Beppe Grillo si preannuncia scoppiettante, e forse anche politicamente rilevante. L'appuntamento è per lunedì 21 settembre ai microfoni di Pulp, il podcast di Fedez e Mr. Marra, che apre la nuova stagione proprio con l'ex garante del Movimento 5 Stelle. La registrazione è avvenuta quattro giorni fa, ma è bastato poco per far scoppiare il bailamme. Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, Grillo avrebbe parlato di voler fondare un nuovo partito. Ipotesi che, però, viene smentita seccamente proprio dai social di Pulp.
"Il fantastico bailamme di dichiarazioni scoppiato negli ultimi giorni intorno alle ipotetiche dichiarazioni fatte da Grillo nel primo episodio della nuova stagione di Pulp Podcast, è davvero surreale. Per il semplice fatto che le parole attribuite all’ex garante del Movimento 5 Stelle dal Corriere della Sera non sono mai state pronunciate nel corso della registrazione. Come potrete vedere tutti il 21 settembre"
chiarisce lo staff del podcast in un post scriptum piuttosto eloquente.
E quindi, se non è un nuovo partito, cosa dirà Grillo? Chi lo conosce bene assicura che l'ex comico genovese è più agguerrito che mai contro chi oggi guida la creatura a cui lui aveva dato la luce e che, circa due anni fa, lo ha messo alla porta: Giuseppe Conte. "Beppe - confida uno dei suoi fedelissimi - è molto in forma e molto determinato nel riprendersi il suo simbolo". A dimostrazione che nonostante i 78 anni il piglio di un tempo non l'ha perso, la stessa fonte aggiunge un dettaglio: "Per il suo compleanno si è fatto quattro chilometri a nuoto". Il simbolo, il Movimento, la paternità politica. È su questo che si giocherebbe la partita, più che sulla fondazione di un nuovo soggetto. Del resto, ricorda chi gli è vicino, "è anche un comunicatore incredibile: con un semplice stato su Whatsapp può far parlare di lui mezza Italia".
Niente annunci di partito, dunque. Ma la voglia di tornare al centro del ring, quella sì, sembra intatta.
Per capire cosa ha detto davvero l'Elevato, non resta che aspettare. Divano, copertina e tanti pop corn. Lunedì 21 settembre, su Pulp.
Il 16 settembre a Regalbuto
Nella sala Paolo VI il 16 settembre prossimo alle ore 19,00 a cura della sezione del PD di Regalbuto si svolgerà il convegno : " Regalbuto dove nasci conta" .


primi a “rompere il ghiaccio” con l’intera classe è per noi un onore e una responsabilità. Perché la Curvatura Sportiva non è semplicemente due ore in più di Educazione Fisica. È la vera novità scolastica di quest’anno: è l’idea che la pratica sportiva sia un fattore educativo e di crescita a 360 gradi, un contenitore di valori prima ancora che di tecniche. E in questo progetto ci sentiamo parte integrante. In queste 20 ore i ragazzi non dovranno solo imparare a palleggiare o a schiacciare. Dovranno
