Il 25 Aprile, data che dovrebbe rappresentare la pietra angolare della nostra democrazia, si ripropone quest’anno con una carica di divisione che appare, per molti osservatori, senza precedenti negli ultimi decenni. La ricorrenza, che celebra la Liberazione dal nazifascismo, si è trasformata, di fatto, nel palcoscenico di una polarizzazione crescente, dove la retorica del conflitto sembra aver preso il sopravvento sulla riflessione storica e sull’unità nazionale.

La frattura della memoria

È innegabile che la tensione sia aumentata. Da una parte, chi rivendica con forza l'eredità partigiana come unico baluardo democratico; dall'altra, chi si sente perennemente sotto accusa, etichettato come "fascista" per la sola appartenenza a una diversa area politica. Questa dicotomia, esasperata dall’attuale clima politico, ha riportato il dibattito pubblico a toni che ricordano atmosfere lontane ottant’anni.

Il nodo centrale è il mancato processo di rappacificazione nazionale. Sebbene il valore universale del sacrificio dei morti in guerra sia un dato di fatto umano e pietoso, l'Italia sembra non avere ancora avuto la forza, o forse la volontà politica, di ricomporre una narrazione condivisa. Il Governo, espressione di una coalizione di centro-destra, è finito al centro di questa contesa, diventando, a seconda dei punti di vista, l'emblema di un revisionismo o il bersaglio di una delegittimazione sistematica.

Il miraggio dell'unità

Ci si sarebbe aspettati, in un giorno di tale importanza, di vedere le piazze unite sotto un unico vessillo: il Tricolore. La bandiera italiana dovrebbe essere il simbolo che annulla le differenze, rappresentando la Patria per cui uomini di fedi politiche opposte — uniti agli Alleati — hanno combattuto per sconfiggere la dittatura. Invece, le cronache delle ultime celebrazioni hanno mostrato una frammentazione di anime, bandiere di parte e slogan che più che ricordare, sembrano voler dividere nuovamente.

L'ombra della violenza

La preoccupazione più profonda che emerge dall'attuale scenario riguarda la deriva violenta. L'osservatore attento non può fare a meno di notare come il linguaggio stia diventando sempre più radicale. Quando il confronto politico smette di essere dialettica e diventa "danza di guerra", il rischio è che si creino le premesse per atti estremi.

Il timore — espresso da chi ha vissuto abbastanza da ricordare stagioni ben più cupe — è che si stia giocando pericolosamente con il fuoco. La storia ci insegna quanto sia labile il confine tra lo scontro verbale e il gesto scellerato. Il silenzio di chi dovrebbe agire come mediatore, isolando le frange estremiste che cercano deliberatamente la provocazione e lo scontro fisico, è un segnale d'allarme che non può essere ignorato.

Verso un futuro incerto

Guardando al 2027, la prospettiva non è rassicurante. Se la politica non sarà in grado di disinnescare questa "tensione cercata", il rischio di un'escalation che trascenda le parole è concreto. La memoria, invece di essere uno strumento di coesione, rischia di diventare la benzina sul fuoco di un conflitto civile strisciante.

Siamo chiamati a una riflessione urgente: è davvero possibile che, a distanza di decenni, l'Italia non sia in grado di celebrare il proprio ritorno alla libertà senza rischiare, ogni volta, di lacerare nuovamente il proprio tessuto sociale? La risposta a questa domanda non appartiene solo alla classe dirigente, ma alla maturità di un Paese che deve decidere se continuare a vivere nel passato o costruire, finalmente, una memoria comune che non cerchi più vittime, ma futuro.

C'è un'immagine che più di ogni altra fotografa le contraddizioni, a tratti intollerabili, dell'ultimo 25 aprile: quella di Tino Ferrari, ex professore dell'Università di Bologna nato nel 1946 – l'anno immediatamente successivo alla Liberazione – allontanato dal corteo della sua città. La sua "colpa"? Aver portato in piazza, accanto al tricolore italiano e ai simboli dell'ANPI, la bandiera dell'Unione Europea e quella dell'Ucraina. Ma purtroppo, il suo non è stato l'unico caso di memoria tradita.

Un Paradosso Dolente

È un 25 aprile dolente quello in cui a un uomo anziano, animato dai valori fondanti della Resistenza e con i fazzoletti partigiani al collo, viene intimato di andarsene o di nascondere in tasca i propri vessilli.

Il cortocircuito logico e morale è plateale: nella giornata in cui l'Italia celebra la liberazione da un regime oppressivo e da un'occupazione straniera, a un cittadino democratico viene impedito di solidarizzare con un Paese che da oltre 4 anni sta compiendo la propria, sanguinosa e drammatica resistenza contro un invasore. Ferrari è stato bloccato da manifestanti più giovani e costretto a farsi da parte per non aver aderito a un "pensiero unico" imposto con un'arroganza inaccettabile.

L'Abisso dell'Odio: L'Attacco alla Brigata Ebraica

A rendere il clima ancora più fosco e inquietante è ciò che accade, ormai quasi sistematicamente, ai rappresentanti della Brigata Ebraica, a cui viene impedito di sfilare pacificamente. Stiamo parlando dei reduci e degli eredi di coloro che diedero un contributo di sangue vitale per la liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Vietare loro la piazza è un abominio storico, ma il fondo dell'abisso è stato toccato con gli insulti vomitati contro di loro. Tra urla e spintoni, si è levato un commento che fa raggelare il sangue: "siete saponi mancati". Una frase che non è "solo" un insulto, ma un'evocazione abominevole dell'Olocausto, un concentrato di purissimo antisemitismo mascherato da militanza politica.

  • La memoria capovolta: Chi sfila il 25 aprile dovrebbe farlo per onorare le vittime del nazifascismo, non per usare la retorica dei carnefici contro i discendenti di quelle stesse vittime.

  • Il paradosso della piazza: La Festa della Liberazione si trasforma così in un tribunale ideologico dove l'ingresso è regolato dall'intolleranza e, cosa ancora più grave, dall'odio razziale.

La Resistenza di Oggi e i Muri dell'Ideologia

Cacciare chi sventola la bandiera di un popolo sotto le bombe, o sputare odio antisemita addosso a chi ha liberato il nostro Paese, significa ignorare il parallelismo storico e morale più lampante del nostro presente. La libertà non è un concetto astratto, né tantomeno l'esclusiva di certe fazioni: è un principio universale. Quando la piazza si trasforma in un luogo di censura e razzismo, perde la sua natura e diventa l'esatto opposto di ciò per cui le partigiane e i partigiani hanno combattuto e perso la vita.

Impedire a Tino Ferrari di marciare e insultare la Brigata Ebraica sono ferite profonde alla nostra democrazia. È il trionfo di quel settarismo anti-libertà che pretende, con presunzione violenta, di stabilire quali resistenze siano degne di essere celebrate e chi abbia il diritto di esistere.

Il 25 aprile appartiene a tutti coloro che credono nei diritti umani, nella solidarietà e nell'autodeterminazione dei popoli, respingendo ogni forma di fascismo, vecchio o nuovo che sia. Viva Tino Ferrari, onore alla Brigata Ebraica, e abbasso quel settarismo cieco che, in nome di una libertà sbandierata solo a parole, finisce per calpestare quella vera.

Milano: insulti alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile Questo filmato documenta le crescenti tensioni e le contestazioni subite dai rappresentanti della Brigata Ebraica durante le celebrazioni della Liberazione a Milano.

Il colpo d'occhio che accoglie oggi i visitatori scendendo verso il bacino del Lago Pozzillo è quanto di più bello e suggestivo si possa desiderare. Quella che fino a ieri era un'aspirazione condivisa, oggi è una splendida realtà: un'oasi di pace e serenità che brulica di vita, colori e profumi, sancendo il successo inequivocabile del Pozzillo Fest.

Un'Atmosfera di Festa e Condivisione

Passeggiando lungo le sponde, i sensi vengono immediatamente rapiti dall'essenza della scampagnata perfetta e del vivere all'aria aperta. L'area è un mosaico di attività e sorrisi, dove ogni visitatore trova la propria dimensione ideale:

  • Sapori e Tradizione: Famiglie e comitive sono già intente ad animare i barbecue, diffondendo nell'aria il profumo inconfondibile di carne arrosto e dei tradizionali carciofi sulla brace.
  • Sport e Dinamismo: Le acque increspate del lago fanno da specchio agli atleti del canottaggio, mentre sui campi limitrofi risuonano i colpi di chi si sfida a tennis. Poco distante, gruppi di ragazze e appassionati di trekking esplorano i sentieri circostanti.
  • Spensieratezza: I bambini corrono felici rincorrendo un pallone, riappropriandosi di spazi verdi ampi e sicuri.
  • Servizi al Cittadino: La Pro Loco presidia l'area con le sue immancabili biciclette a noleggio per esplorare la zona su due ruote, mentre le attività commerciali locali aprono gradualmente i loro stand, offrendo prodotti tipici e servizi di qualità.
  • Infine la SAES con tutto il personale in servizio  che non smette di stupire per la grande molta di assistenza nel mantenere ordinato e pulita tutta l’area del parcheggio e del Piano Arena. Coadiuvati dall’Associazione dei Carabinieri di Regalbuto
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Il Trionfo della Sinergia: Pubblico, Privato e Associazioni

Ciò che rende questa giornata davvero storica non è solo la bellezza naturalistica del luogo, ma il modello organizzativo che l'ha resa possibile. Oggi si concretizza ciò che è stato a lungo scritto, sognato e pianificato: un coinvolgimento totale e proficuo tra l'Amministrazione Pubblica, l'imprenditoria privata e il vitale tessuto associativo.

Questa alleanza ha permesso di far respirare un'aria nuova. La Cittadella dello Sport e l'area del Piano Arena dimostrano oggi tutto il loro enorme potenziale, ergendosi a simbolo di un'efficienza strutturale che regala serenità e ordine a tutti i partecipanti.

La Mossa Vincente: L'Iniziativa dei Privati per l'Accoglienza

Che il Pozzillo fosse una risorsa inestimabile per il territorio era un fatto noto. Tuttavia, la vera nota di merito che ha dato il via formidabile alle giornate del Pozzillo Fest riguarda la logistica, spesso vera e propria sfida dei grandi eventi.

Il senso di comunità ha fatto la differenza: i proprietari privati hanno generosamente messo a disposizione i propri terreni limitrofi per trasformarli in un ampio e funzionale parcheggio.

Questa mossa strategica ha permesso di accogliere migliaia di automobili e camper in totale sicurezza, azzerando i disagi viabilistici e permettendo a turisti e residenti di iniziare a godersi la festa fin dal momento dell'arrivo.

Un Modello per il Futuro

Il Pozzillo Fest si sta dimostrando non solo un momento di svago, ma la prova tangibile di come un territorio possa fiorire quando la comunità rema nella stessa direzione. Il lago oggi non è mai stato così vivo, confermandosi non solo come perla paesaggistica, ma come vero e proprio motore trainante per il turismo, lo sport e l'economia locale. Una giornata che segna un nuovo, bellissimo capitolo per tutta la comunità.

 

MISTERBIANCO (CT) – Non è stata solo una competizione, ma una vera e propria prova di forza tecnologica e carattere. L’Istituto Fortunato Fedele di Agira, con i talentuosi studenti dell’Istituto Tecnico "Citelli" di Regalbuto, ha lasciato un’impronta indelebile alle Gare Nazionali di Robotica RoboCup Junior, svoltesi dal 15 al 18 aprile 2026 presso il prestigioso hub SiciliaFiera. Sotto la guida esperta dei docenti, i ragazzi dell’indirizzo Elettronica hanno dimostrato che il futuro della robotica parla siciliano, portando a casa risultati storici e riconoscimenti che proiettano la scuola verso palcoscenici internazionali.

Rescue Line: Verso l'Europa

Nella categoria Rescue Line, la squadra denominata "Last Second" ha tenuto fede al proprio nome regalando emozioni fino all’ultimo istante. Su ben 66 partecipanti provenienti da tutta Italia, i ragazzi del Citelli hanno conquistato un eccezionale 6° posto. Questo piazzamento non è solo un numero, ma un lasciapassare: il team è ora in lizza per uno slot ai Campionati Europei di Vienna. Se confermato, si tratterebbe di un record assoluto per l’Istituto di Regalbuto, segnando la prima storica partecipazione a una fase continentale.

Soccer: Una "Prima Volta" da Premio Fair Play

La vera sorpresa dell'edizione 2026 è arrivata dalla categoria Soccer Lightweight Entry. Per la prima volta in assoluto, una squadra siciliana è riuscita a qualificarsi e competere in questa disciplina a livello nazionale. A rompere il ghiaccio è stato proprio il Fortunato Fedele con la squadra "Circuit Breakers". Oltre al valore tecnico della partecipazione, i ragazzi hanno saputo distinguersi per l'etica e lo spirito sportivo, conquistando il Premio Fair Play. Vedere il nome del Citelli risuonare sul palco delle premiazioni nazionali per il comportamento esemplare dei suoi studenti è stato un momento di immenso orgoglio per tutta la delegazione.

Un Successo di Squadra

Dietro questi traguardi c’è il lavoro instancabile di un corpo docente dedicato. Gli studenti sono stati supportati e accompagnati nelle varie fasi (territoriali e nazionali) dai professori: Angela Beninato e Diego Bonadonna (fase territoriale); Diego Bonadonna, Corrado La Rosa, Alberto Risiglione e Angelo Scorciapino (fase nazionale).

Il Sostegno del Territorio

Il successo di questi giovani innovatori è stato reso possibile anche grazie alla sinergia con le realtà locali. L’Istituto Citelli ha voluto rivolgere un ringraziamento speciale alla Magnetico Associazione Culturale, il cui prezioso sostegno economico è stato fondamentale per permettere agli studenti di affrontare questa sfida nazionale.

"Questi risultati confermano che, quando l'impegno degli studenti incontra la guida attenta dei docenti e il sostegno delle associazioni, non esistono confini che non possano essere superati. Oggi Regalbuto festeggia i suoi piccoli geni della robotica, domani chissà... forse l'Europa."

C’è un’energia particolare che si respira quando l’acqua piatta di un lago incontra la determinazione dei canottieri. Quell’energia sta per tornare a vibrare nel cuore della Sicilia: domenica 26 aprile 2026, il Lago Pozzillo di Regalbuto (EN) tornerà a essere il grande protagonista del canottaggio regionale. Il Comitato Regionale FIC Sicilia ha scelto una cornice d'eccezione per questa Gara Regionale, segnando un ritorno attesissimo su uno dei campi di gara più suggestivi dell'isola.

Una sfida su otto corsie: tecnica e adrenalina

Non sarà una semplice domenica di sport, ma una vera e propria maratona remiera. Il campo di gara è pronto a schierare un assetto da grandi occasioni con ben 8 corsie e partenze non ancorate, mettendo alla prova la prontezza e la tecnica degli equipaggi. Le distanze varieranno per offrire spettacolo e versatilità:

  • Velocità (250m): per chi fa della potenza pura il proprio marchio di fabbrica.
  • Fondo e Mezzofondo (1000m, 1500m, 2000m): dove la resistenza e la strategia faranno la differenza tra il podio e il resto del gruppo.

I protagonisti: dal futuro del canottaggio ai Senior

La regata di Regalbuto non è solo una festa dello sport, ma una tappa cruciale per le classifiche nazionali. Gli occhi saranno puntati sulle categorie che si contenderanno punti pesanti per il ranking:

  • Il vivaio: Allievi B1, B2, C e Cadetti.
  • La crescita: Under 17, Under 19 ed Esordienti.
  • L’eccellenza: Senior A e la categoria PR3 II.

Sebbene le gare per le categorie Allievi A e Master non siano valide ai fini delle classifiche nazionali, la loro presenza garantirà quel mix perfetto tra entusiasmo dei più piccoli e l'esperienza intramontabile dei veterani.

"Vedere il Lago Pozzillo nuovamente solcato dalle imbarcazioni è un segnale forte per tutto il movimento remiero siciliano. È qui che il talento incontra l'opportunità."

Perché non mancare

Regalbuto non offre solo sport di alto livello. Il Lago Pozzillo, con la sua vista mozzafiato e la sua quiete naturale, rappresenta il luogo ideale per una giornata all'aria aperta. Che siate tecnici a caccia di tempi, atleti pronti al "via" o semplici spettatori curiosi, l'appuntamento del 26 aprile promette emozioni a ogni colpo di remo.

Segnate la data sul calendario: la Sicilia del canottaggio si dà appuntamento a Pozzillo. Il countdown è già iniziato!

Il motorsport è fatto di numeri, traiettorie e millesimi di secondo, ma a volte è la pura forza di volontà a scrivere le pagine più belle. Quello di Giacomo Pellegrino, portacolori della CM Motorsport, nel primo round del Campionato Predator’s, non è stato solo un esordio: è stato un manifesto di resilienza.

Un Sabato da Dimenticare (o Forse No)

Il weekend sul circuito romano di Vallelunga era iniziato sotto i migliori auspici con ottimi riscontri nelle libere del venerdì. Tuttavia, il sabato mattina il destino ha deciso di rimescolare le carte nel modo più duro: un incidente durante le qualifiche ha causato la rottura della sospensione e un doloroso infortunio al polso per il giovane driver regalbutese. Con una vettura danneggiata e una condizione fisica precaria, Pellegrino si è ritrovato a scattare in Gara 1 dall'ultima fila, in 27ª posizione. Per molti sarebbe stato il segnale della resa; per Giacomo è stato l'inizio del capolavoro.

Gara 1: La Rimonta del Cuore

Senza lasciarsi scoraggiare, Pellegrino ha messo in scena una progressione magistrale. Sorpasso dopo sorpasso, il pilota della CM Motorsport ha risalito la china con una ferocia agonistica fuori dal comune, chiudendo incredibilmente al terzo posto. Una rimonta di ben 24 posizioni che ha lasciato a bocca aperta il paddock e confermato la stoffa del talento siciliano.

Gara 2: Il Duello con Tocu

La domenica ha offerto un copione diverso ma altrettanto intenso. Partito dalla quarta piazza (come da regolamento), Giacomo si è proiettato subito nelle posizioni di vertice, ingaggiando un duello ruota a ruota durato l'intera gara con il lombardo Riccardo Tocu.

I due hanno dato vita a una battaglia corretta e spettacolare, risolta solo sotto la bandiera a scacchi:

  • 1° Posto: Riccardo Tocu

  • 2° Posto: Giacomo Pellegrino

Uno Sguardo al Futuro

Con un bottino di un secondo e un terzo posto, Pellegrino esce da Vallelunga come uno dei grandi protagonisti della stagione, dimostrando di saper gestire non solo il mezzo meccanico, ma anche la pressione e gli imprevisti più pesanti.

"Non contano le volte in cui cadi, ma la velocità con cui ti rialzi. E Giacomo, questo fine settimana, è stato velocissimo."

Il prossimo appuntamento con il Campionato Predator’s è fissato per il 16 e 17 maggio sul tecnico tracciato di Varano de Melegari (Parma). Dopo quanto visto a Vallelunga, gli avversari sono avvisati: Giacomo Pellegrino non si ferma davanti a nulla.

Il mese di maggio a Regalbuto si tinge dei colori dello sport e della condivisione. La ASD Scuola di Pallavolo Regalbuto apre ufficialmente le porte della palestra a tutte le ragazze nate tra il 2012 e il 2015 che desiderano scoprire il fascino del volley.

L'iniziativa, pensata per ampliare le formazioni Under 13 e Under 14, non è una semplice prova, ma un vero e proprio invito a entrare a far parte di una famiglia sportiva che mette al centro il divertimento e la crescita personale.

Un mese intero di sport senza costi

La vera novità della stagione è l’opportunità straordinaria offerta dalla società: quattro settimane di lezioni completamente gratuite per tutto il mese di maggio. L'obiettivo è permettere alle ragazze di approcciarsi alla disciplina senza alcuna pressione, imparando le basi del palleggio e del bagher in un ambiente sano e stimolante. Non è richiesta alcuna esperienza pregressa: bastano un paio di scarpe da ginnastica e tanta voglia di mettersi in gioco.

"La pallavolo non è solo uno sport, è una scuola di vita dove si impara che l'unione fa la forza. Vogliamo che ogni ragazza di Regalbuto abbia la possibilità di provare questa emozione."

Appuntamenti e Logistica

Gli allenamenti si terranno in un ambiente sicuro e attrezzato, sotto la guida di istruttori qualificati. Ecco i dettagli per partecipare:

  • ? Sede: Palestra Plesso Don Milani, Via Del Popolo.
  • ?️ Giorni e Orari:
    • Lunedì: dalle 17:30 alle 19:00
    • Giovedì: dalle 19:00 alle 20:30

Perché partecipare?

Oltre ai benefici fisici evidenti, la pallavolo aiuta le adolescenti a:

  1. Sviluppare lo spirito di squadra: Ogni punto si costruisce insieme.
  2. Stringere nuove amicizie: Un'occasione perfetta per socializzare fuori dall'orario scolastico.
  3. Migliorare l'autostima: Superare i propri limiti, un set alla volta.

Come prenotare la prova

Le iscrizioni per il mese gratuito di maggio sono già aperte. Per riservare un posto o richiedere maggiori informazioni, è possibile utilizzare i seguenti contatti:

  • ? Telefono/WhatsApp: 339 1610207
  • ? Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • ? Social: Contatta la pagina ufficiale tramite messaggio privato.

Non perdere l'occasione di schiacciare il tuo primo punto: la ASD Scuola di Pallavolo Regalbuto ti aspetta in campo!

 

BUDAPEST – Il 12 aprile 2026 resterà impresso nella storia europea come il giorno in cui la "democrazia illiberale" di Viktor Orbán è stata smantellata dalle urne. Con un’affluenza record del 77,8%, il partito TISZA (Rispetto e Libertà) guidato da Péter Magyar ha ottenuto una vittoria schiacciante, assicurandosi circa il 54% dei voti e la maggioranza dei due terzi in Parlamento (138 seggi su 199). Il successo di Magyar non è dipeso da una mobilitazione della sinistra tradizionale, ma dalla sua capacità di parlare la stessa lingua di Fidesz. Essendo un ex insider, ha saputo: Neutralizzare la propaganda perchè Conosceva i meccanismi di comunicazione del governo e ha saputo anticiparli, rendendo inefficaci le campagne di fango mediatico. Ha saputo Intercettare la destra moderata: A differenza delle precedenti coalizioni di opposizione, Magyar non ha chiesto agli ungheresi di rinnegare i valori conservatori, ma di denunciare la corruzione sistematica che li stava "tradendo".

Il Partito del Rispetto e della Libertà ha convinto l'elettorato con una formula che unisce conservatorismo identitario e riformismo pro-europeista:

  • Lotta alla corruzione: Priorità assoluta è l'indipendenza giudiziaria e l'adesione alla Procura europea (EPPO).
  • Economia e Fondi UE: L'obiettivo immediato è sbloccare i miliardi di euro congelati da Bruxelles, necessari per rilanciare una crescita stagnante.
  • Media e Propaganda: Magyar ha promesso la chiusura del "Ministero della Propaganda" e il ripristino del pluralismo nell'informazione pubblica.
  • Valori: TISZA resta fermo su posizioni conservatrici riguardo alla famiglia e al controllo dell'immigrazione, rassicurando quella fetta di elettorato moderato stanca del clientelismo ma legata alle tradizioni nazionali.

Il dato politico: Con la supermaggioranza ottenuta, Magyar avrà il potere non solo di governare, ma di modificare la Costituzione per smantellare le leggi speciali e le riforme elettorali che avevano blindato il potere di Fidesz per quasi un ventennio. Il nuovo governo si trova di fronte a una sfida di equilibrismo diplomatico. Da un lato, siede nel PPE (Partito Popolare Europeo), segnando un ritorno dell'Ungheria nel cuore delle decisioni europee. Dall'altro, deve mantenere le promesse elettorali su temi caldi quali il fatto  che lo Stato di diritto è stato ripristinato per sbloccare le decine di miliardi di euro essenziali per l'economia nazionale e le relazioni con l'EST e con la Russia in particolare.  Magyar ha promesso una revisione pragmatica dei rapporti con la Russia, allontanandosi dall'ambiguità di Orbán pur mantenendo la sicurezza energetica nazionale.

I motivi per cui, dal punto di vista politico, i successi del governo italiano possono essere considerati "impermeabili" a quanto accaduto a Budapest possono essere la differenza tra democrazia liberale vs illeberale.  Il punto di forza di Giorgia Meloni è stato quello di aver mantenuto l'Italia saldamente nel perimetro delle democrazie liberali e atlantiste. A differenza di Orbán, Meloni non ha mai portato l'Italia a uno scontro frontale e sistemico con Bruxelles che portasse al congelamento dei fondi (come il PNRR). Mentre l'Ungheria di Fidesz veniva accusata di autoritarismo e controllo dei media, l'Italia ha continuato a operare in un contesto di alternanza democratica e pesi e contrappesi istituzionali. La caduta di un sistema "chiuso" come quello ungherese non colpisce quindi direttamente un governo "aperto" e legittimato dai mercati  internazionali.

L'isolamento di Orbán è derivato in gran parte dalla sua ambiguità sulla guerra in Ucraina e dai suoi rapporti con la Russia. Il governo italiano ha adottato una linea diametralmente opposta: è stato uno dei sostenitori più convinti di Kiev e della NATO. Questo ha dato alla Meloni una credibilità internazionale (soprattutto a Washington e Bruxelles) che Orbán aveva perso da tempo. La vittoria di Magyar, che è pro-Ucraina, paradossalmente allinea l'Ungheria alla posizione già tenuta dall'Italia. La vittoria di Mayar n un certo senso,  potrebbe persino favorire l'Italia nel lungo periodo: avere a Budapest un premier che non mette veti continui in sede UE rende più facile per il governo italiano negoziare riforme comuni (come quelle sui migranti o sulla governance economica).

I meriti di un governo si misurano sui dati economici nazionali, sull'occupazione e sulla stabilità politica interna. Finché gli indicatori italiani tengono e la coalizione resta unita, quello che succede oltre confine rimane un fatto di politica estera. La sinistra esulta per la "caduta del simbolo", ma i cittadini italiani votano sulla base della realtà del loro Paese.

Da un lato c’è il Nazareno, la segreteria nazionale del Partito Democratico, che si erge a paladina del rinnovamento e dell'intransigenza. Dall'altro c'è il territorio, quello vero, polveroso e complesso di Enna, dove i voti non si pesano sui social network ma si contano porta a porta, strada per strada. E in questo scenario, Crisafulli non è un semplice candidato: è un collettore di consensi, un "ras" che conosce la macchina amministrativa e l'elettorato locale come le sue tasche.

L’atteggiamento di Roma, tuttavia, rasenta il capolavoro del cerchiobottismo politico. La dirigenza nazionale ha detto un "no" categorico all'utilizzo del simbolo del PD per la candidatura di Crisafulli. Un diniego che, a favore di telecamere, serve a blindare l'immagine di un partito che vuole smarcarsi dai vecchi notabili del Sud e dalle figure considerate, a torto o a ragione, troppo "ingombranti" per la nuova narrativa progressista. Eppure, dietro le quinte, la musica cambia. La realpolitik prende il sopravvento e l'ipocrisia si fa strategia. Nessuno, a Roma, vuole davvero rinunciare al bacino elettorale che Crisafulli è in grado di mobilitare. La sconfitta sul territorio ennese sarebbe un duro colpo per un partito che in Sicilia arranca da tempo. Ecco allora farsi strada la soluzione perfetta, il classico compromesso all'italiana: la lista civica.

Negando il simbolo, il PD nazionale si lava la coscienza e si mette al riparo dalle critiche degli opinionisti romani e milanesi. Sperando (e spingendo) per la formazione di una lista civica forte attorno a Crisafulli, però, il partito si assicura che quei voti non vadano dispersi o, peggio, finiscano nel calderone del centrodestra. La lista civica diventa così la foglia di fico di una dirigenza che vuole il fine elettorale, ma si vergogna dei mezzi necessari per raggiungerlo.

È l'eterno paradosso di un partito diviso tra salotto e strada, tra l'estetica della forma e la brutalità del pragmatismo politico. In questo scontro, Mirello Crisafulli diventa il capro espiatorio perfetto e, al tempo stesso, l'àncora di salvezza inespressa.

Mentre da Roma arrivano i diktat, in Sicilia si continua a fare politica alla vecchia maniera. Il laboratorio siciliano insegna ancora una volta che le direttive calate dall'alto si infrangono spesso contro il muro della realtà locale. E se alla fine, senza simbolo ma con i voti della sua lista civica, Crisafulli dovesse davvero spuntarla, ci sarà da scommettere che in molti, nel segreto del Nazareno, tireranno un sospiro di sollievo. Senza mai ammetterlo ad alta voce, ovviamente.

Rimettere piede in un luogo della propria giovinezza o del proprio passato è sempre un viaggio emotivo. Si varca la soglia carichi di aspettative, pronti a respirare l'aria dei ricordi, ma a volte la realtà si scontra duramente con la memoria. È esattamente ciò che accade osservando lo stato attuale degli spogliatoi ( inaccessibili )  e della palestra della Scuola Media: un impatto inaspettato, che lascia un senso di profonda amarezza.

Il fascino del passato e i segni del tempo L'immagine che balza alla mente è tanto malinconica quanto calzante: quella di un anziano signore, o di una signora, che negli anni ha smesso di prendersi cura di sé. Si è ciò che è accaduto ! Sotto la patina dell'incuria e dei troppi anni di  trascuratezza si intuisce ancora il fascino di ciò che è stato, l'eco delle grida di gioia, degli allenamenti e della vita di intere generazioni passate di lì. Tuttavia, il peso del tempo non ha portato saggezza a queste mura, ma solo un aspetto imbruttito e stanco, che mal cela una rassegnazione al declino.

Oltre l'estetica: un'urgenza di sicurezza Questa visita — nata con il nobile e vitale intento di supportare, come società sportiva, le ragazze della Scuola , in partenza per la bellissima kermesse di "Pallavolando" a Catania — ha svelato una verità innegabile. Non si tratta più di una semplice rinfrescata alle pareti. La palestra ha bisogno di un intervento strutturale, radicale e coraggioso. Ridarle la dignità che merita significa, prima di tutto, garantirne la sicurezza. La messa a norma degli impianti elettrici, i sistemi antincendio, la stabilità dell'intera struttura e delle tribune: ogni elemento richiede un lavoro profondo e non più rimandabile.

Un imperativo per la "curvatura sportiva" La necessità di questo rinnovamento si trasforma in un vero e proprio obbligo morale e istituzionale se guardiamo al futuro imminente. Dal prossimo anno scolastico, l'istituto si fregerà del titolo di Istituto Comprensivo a "curvatura sportiva". È un traguardo ambizioso e bellissimo, volto a fissare obiettivi specifici per la crescita fisica e valoriale degli alunni. Ma come si può coltivare l'eccellenza e promuovere la cultura dello sport in un ambiente che cade a pezzi? Le ambizioni didattiche devono necessariamente camminare di pari passo con l'adeguatezza delle infrastrutture.

Un investimento per tutta la comunità: Serviranno fondi, e non pochi. Sulla palestra bisognerà investire un bel po' di risorse, ma non devono essere vissute come un costo passivo. Sono, al contrario, il più vitale degli investimenti sul territorio. Restituire dignità, bellezza e sicurezza a questa struttura significa restituire un polmone vitale agli alunni e all'intera comunità. È arrivato il momento di curare quell'"anziano signore", restituendogli il vigore necessario per accogliere, in un ambiente finalmente degno e sicuro, le promesse di un nuovo inizio.